I discendenti segreti di Verdi legati ad una donna ferrarese
I nipoti di Dirce Fiandrini spiegano in un libro il loro legame con il grande maestro Domani viene presentato in città: «La nostra bisnonna lasciata in orfanotrofio»
Una mano che dirige un’orchestra immaginaria. È quella di un bambino di sei anni che non sa ancora di avere come trisavola la figlia segreta di Giuseppe Verdi, sa solo che nella sua famiglia musica e lirica sono il pane quotidiano. Ma Carla Fracci, in un’intervista rilasciata a Piero Angela nel 2001, mette la pulce nelle orecchie ai fratelli Simone e Giovanni Fermani: direttore d’orchestra e docente del conservatorio “Verdi” di Milano il primo, giornalista il secondo, marchigiani di origine, ferraresi alla lontana. È così che in un racconto che faceva sempre loro la nonna, emerge un nome che diventerà, dopo anni di ricerche, famoso. E così si scoprono ‘discendenti’ illustri, ossia i nipoti della figlia segreta di Verdi e della cantante d’opera Giuseppina Strepponi, al secolo Luigia Fiandrini, loro bisnonna materna. E, come due esperti detective, nel volume Giuseppe Verdi e la Trovatella di Ferrara, edito da Liber Faber e scritto a due mani, i fratelli Fermani indagano le loro origini fino a portare il lettore, a suon di documenti, aneddoti e testimonianze a rileggere, in chiave strettamente musicale, la relazione fra il compositore e la cantante. Il volume sarà presentato domani, alle 17, all’Ariostea.
Maestro, la “Trovatella” descritta nel suo libro è stata abbandonata dalla Strepponi nell’orfanotrofio cittadino per tutelare la carriera di Verdi?
«Sì, e da quel momento il binomio padre-figlia nelle vicende melodrammatiche dell’opera verdiana prende il sopravvento e diventa palese: da Rigoletto alla Traviata, da Aida a Simon Boccanegra. Ma le ricerche - ci spiega il maestro Simone Fermani - ci portano a Ferrara, prima all’archivio della Cattedrale, grazie alla ferrarese, storica dell’arte ed esperta di Boldini, Isabella Bagnaresi, dove sono custoditi i registri con i nomi dei bambini abbandonati».
Una storia rimasta sepolta volutamente...
«Era una favola che la nonna ci raccontava, quella di una bambina particolare, il cui ricordo vagava nelle trame di opere, nei titoli delle stesse e nei libretti del più grande compositore italiano. Un padre segreto legato ai capricci di una donna, la Strepponi appunto, che indubbiamente aveva un ascendente particolare su di lui e la sua carriera, ma che diedero una vita dignitosa alla bimba stessa».
Da dove inizia la ricerca?
«Mentre leggevo un libro della Servadio, ho notato tra le righe il nome Cirelli, che la nonna ci ripeteva alla sfinimento. Giuseppe Cirelli era avvocato, giudice e notaio ferrarese che abitava in corso Giovecca, di fronte al vecchio Sant’Anna e vicino all’Europa dove lo stesso Verdi soggiornerà nel 1872. Cirelli era imparentato alla lontana con l’agente della Strepponi, ma la cosa che li accomunava era la loro esperienza nell’abbandono di ‘figli indesiderati’. Dopo una relazione burrascosa fra Verdi e la Strepponi, convivenza che suscitò scandalo nella chiusa società bussetana dei tempi (il 1851) nacque una bambina abbandonata a Ferrara nel “Pio luogo degli esposti”, avvolta in una coperta rossa con un ricamo delle lettere “B. C.”, ma ribattezzata come Luigia Fiandrini».
Perché fu scelto quel nome?
«Certamente per lasciare un segno a chi avesse districato la matassa. Luigia, infatti, era il nome della madre di Verdi, mentre il cognome scelto - chiude -, appunto Fiandrini, faceva capo a Benedetto Clemente Fiandrini, conosciuto e stimato maestro e compositore di musica sacra».
E proprio la nonna Dirce, sesta figlia della Fiandrini, restò nel Ferrarese e incontrò vicino a Copparo un bellissimo giovane soldato marchigiano di ritorno dalla disastrosa ritirata di Caporetto: si chiamava Egidio Fermani, nonno di Simone e Giovanni.
Federica Achilli
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