Straparòt, la compagnia che ama gli inediti
Il gruppo porottese è giovane di nascita ma già esperto: decisiva la collaborazione dell’indimenticato Finchi
di MARGHERITA GOBERTI
I. niziamo un viaggio nel composito mondo delle compagnie dialettali di Ferrara e provincia, per scoprire quei gruppi che difendono la tradizione del nostro bel dialetto, cercando di coinvolgere negli anni anche i più giovani, per non disperdere un patrimonio di cultura e storia.
Partenza con la “Straparòt ”, la compagnia stabile dell’Associazione Teatro “Giuseppe Verdi” di Porotto, che si è costituita nel 2003 per opera di un gruppo di amici della Corale Polifonica della frazione cittadina, dandosi questo nome per fare un simpatico verso alla celebre Straferrara e mettendo in luce che a Porotto, quando erano accese le rivalità con le località limitrofe, si diceva che i suoi abitanti erano retrogradi, in quanto mangiavano le arance con la buccia: “Quei ad Paròt, ch’i màgna i partagài con la pel”.
L’esordio avvenne nel mese di novembre, durante una festa parrocchiale dedicata agli anziani, con un atto unico di Alfredo Pitteri, uno degli scrittori ferraresi più famosi, dal titolo ben augurale, Bòna furtùna!! ed il successo fu talmente grande da stimolare il gruppo a proseguire.
«L’anno successivo – racconta Mario Montano, uno dei primi interpreti assieme a Franca Bianco, Maura Lazzari, Francesco Rubin e, successivamente anche regista ed anima della compagnia –, ci fu un incontro fortuito ma determinate per il futuro del gruppo: quello con il poeta dialettale Giorgio Alberto Finchi, nativo di Porotto e medico condotto a Pontelangorino . Conservava nel cassetto un lavoro teatrale in tre atti dal titolo La cà nòva, ambientata nel difficile mondo contadino, la quale abbiamo più volte rappresentato e sempre con successo, in particolare per il concorso Premio Riccardo Bacchelli nel 2008».
Lo staff degli attori si arricchisce di nuovi nomi e questo consente al gruppo di dedicarsi a testi più impegnativi come Al capel da na bànda, ovviamente di Finchi, come la successiva E po’ i dìs l’Africa, dove gli interpreti sono ben 19 e l’allestimento piuttosto pittoresco richiese l’apporto del pittore Bruno Cristi.
Dal 2004 al 2008 le rappresentazioni della compagnia Straparòt sono tutte firmate Carlo Alberto Finchi finché, nel 2009, la tragedia con la scomparsa dell’amico e scrittore, proprio mentre si condensavano i dettagli organizzativi della programmazione teatrale per l’anno successivo. Con la morte di Finchi il gruppo perde un prezioso punto di riferimento per la vita del teatro ed anche umanamente, per il suo carattere e la sua persona, che ne avevano fatto un personaggio degno di grande stima e rispetto.
Nel ricordo di Finchi, la Straparòt per proseguire l’attività si lega all’Associazione culturale dialettale “Al tréb dal tridèl” (nella quale lo stesso autore era stato un membro molto attivo) e si impegna nella rappresentazione di ben cinque commedie, due delle quali sono però in italiano.
«Il 2010 è l’anno della svolta – prosegue Montano –, perché dopo aver dato prova delle proprie capacità, interpretando in soli quattro o cinque anni ben dieci commedie inedite con una cinquantina di repliche, la compagnia ha la consapevolezza di essere in grado di sostenere un cartellone annuale di forte impegno, così il consiglio direttivo dell’Associazione Teatro Verdi di Porotto le riconosce il titolo di compagnia teatrale stabile. E gli spettacoli sono gratuiti».
Nel settembre di quell’anno, il 2010, si ritorna a Ro per l’ottavo Premio culturale Riccardo Bacchelli; in programma c’è Il travaglio, un atto unico diretto dallo stesso Montano con la presenza di 22 attori, dove si narrano le vicende descritte nel IV capitolo del primo volume Il mulino del Po di Bacchelli, nel quale spiccano sospetto, odio, malvagità, tormento e ossessione, tutte sfaccettature del dolore e dell’infelicità dell’umanità; gli viene riconosciuta “un’originale e curata messa in scena”.
Ma la Straparòt non si ferma all’attività teatrale e con il regista Ferdinando De Laurentis e l’attore Marino Bellini promuove nel Teatro Verdi il primo corso di teatro, seguito poi nella stagione 2011-2012 dal secondo. Ma questo è pure l’anno del terremoto, che ha interrotto le iniziative già programmate, riprese solo a dicembre dopo che a tempo di record e con un grande sforzo economico il teatro - fortunatamente non colpito in modo disastroso -, viene riaperto. La compagnia, instancabile, ha continuato le rappresentazioni in altri teatri della provincia. Il 2015 coincide con il centenario della nascita del teatro porottese e dopo una serie di iniziative per celebrare l’anniversario, è prevista una breve pausa dell’attività teatrale, per consentire così i necessari lavori di manutenzione. Ma poi si ripartirà a pieno ritmo...
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