La Nuova Ferrara

il libro di Eleonora Giacomelli

“Ti ricordi Connor?”, una grande storia di vita

“Ti ricordi Connor?”, una grande storia di vita

West Highland White Terrier, per chi ama i cani, richiama immediatamente la razza che identifica quei piccoli cani bianchi, dal pelo lungo e dal musetto dolce e simpatico, provenienti dall'Inghilterra...

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West Highland White Terrier, per chi ama i cani, richiama immediatamente la razza che identifica quei piccoli cani bianchi, dal pelo lungo e dal musetto dolce e simpatico, provenienti dall'Inghilterra. Chissà quante persone hanno avuto il piacere di condividere anni della propria vita con uno di questi esemplari, accumulando esperienze che rimarranno sempre dentro di loro come ricordi indimenticabili. Anche Eleonora Giacomelli ha avuto questa opportunità che l'ha talmente toccata da arrivare a scrivere un libro dal titolo Ti ricordi Connor?, dove Connor è ovviamente il nome del cane.

Il racconto della sua storia, non inizia subito; per oltre un'ottantina di pagine, l'autrice parla prima di se stessa, partendo dall'infanzia, descrivendo la sua condizione sociale privilegiata in quanto nata in una famiglia benestante. Figlia di un noto notaio ferrarese, ultima di tre sorelle, ha però dimostrato subito di non sapersi adattare ai progetti che specie suo padre, aveva per lei. Scuole medie dalle Orsoline, liceo dai Canonici Mattei - sempre istituti religiosi-, trasferimento a Rovigo sempre da preti per intolleranza con un'insegnante, poi l'obbligo della laurea come avevano già fatto le sue sorelle, infine il posto fisso. Ma tutto questo creava in lei un forte disagio esistenziale che riuscì a superare prima con la presenza di un coniglietto che comunque fu presto dirottato in campagna e poi con quella di Penny, una westie di due mesi regalatale dal padre, dopo la morte di un cucciolo. Nasce solo allora quasi inaspettatamente questo grande amore verso i cani che la porteranno a diventare allevatrice nella sua casa di Ravalle e ad avere finalmente quelle soddisfazioni e gratificazioni che un destino ingrato le aveva negato. La gioia di diventare madre non fu affiancata da quella di avere il compagno con il quale condividere le gioie ed i dolori che riserva la vita; Giorgio, il padre di sua figlia, prima era indeciso sul grande passo e poi morì colpito da una malattia professionale, in quanto come veterinario ebbe la sfortuna di infettarsi probabilmente da un cavallo e dopo di lui anche la perdita di care ed importanti amiche. Affetti che non possono essere sostituiti da altri ma che Connor e tutti gli altri cani del suo allevamento, pluripremiati in tanti concorsi, l'hanno aiutata a superare così da poter scrivere un lungo racconto- autobiografico, toccante e profondo, a tratti amaro come è l'esistenza umana.

Margherita Goberti

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