Una donna scontenta alla continua ricerca di un’esistenza felice
Dopo una crisi coniugale finisce a vivere in campagna Libro dell’anno 2014 per le maggiori testate americane
Libro dell’anno 2014 per le maggiori testate americane e libro d’esordio della neonata NN Editore, Sembrava una felicità è la storia di una ragazza che aveva l’ambizione di non sposarsi mai e diventare un mostro d’arte.
Nella realtà, abdica ai suoi desideri, si accomoda dentro un matrimonio lampo e si convince che quella debba essere la cifra esatta della felicità.
Per restituire questa storia, la Offill sceglie la forma paratattica, citazioni da mondi diversi, salti temporali e molti cambi di scena. Ne esce un libro dall’impaginazione impossibile – come ironizza l’autrice nei ringraziamenti all’editore – e dalla lettura misteriosa e irrinunciabile.
Una sfida alla forma del romanzo che rientra alla perfezione nella riflessione contemporanea sulla narrativa. I pensieri della protagonista, “la moglie” voce narrante, ricordano le scritte sulla lavagna della cucina e gli appunti sul retro degli scontrini disseminati per casa. Gli stacchi sono cornici attorno ai pensieri.
È una storia cucita con pezzi diversi per forma, colore e consistenza. Il pensiero della moglie, accostato a quello di Darwin e di Kafka, la prosa della bambina, quella dell’amico filosofo, barzellette, post, un antico precetto buddista. Servono pazienza, curiosità e anche molta accondiscendenza verso questa moglie che non sa che fare del suo corpo, dei suoi interessi, della sua consapevolezza così acuta e implacabile; sempre un po’ fuori dalle mode, scontenta di come gioca in qualsiasi ruolo le sia proposto: moglie, madre, insegnante, autrice per conto terzi di un libro sui viaggi spaziali, abitante di quella città così richiedente che è New York.
La moglie pare non saper trattare nemmeno il suo corpo di donna: compera occhiali da vecchia e stivali con tacchi che non userà mai, ha biancheria impresentabile. Ammette di vestirsi come l’autista di un autobus. Tutto pare congiurare contro la sua ricerca della felicità. A partire da lei stessa.
Sposa quello che conosceremo come “il marito” e arriva “la bambina”. Pagine meravigliose della moglie che si scopre una madre incapace di amare una pupattola che fa capricci continui, è inconsolabile, imbarazzante se portata ai giardini, mai pronta a dormire: «È buona, mi chiedevano. Be’, direi di no, rispondevo».
È diventata un’insegnante, dovrebbe essere una scrittrice, e continua ad essere una moglie strana, che si oppone all’intenzione del marito di smettere di bere.
Non è un tipo misterioso, è una giudicante secondo il suo analista, non rende mai nulla facile, si prende maledettamente sul serio.
È così questa moglie, chiusa in una casa piccola e a tratti assalita dai topi e dalle cimici. Finché il marito si innamora di un’altra e la ricerca della felicità, già in salita quotidiana, diventa un affanno.
Tenuto sotto una qualche forma di controllo con letture dedicate all’abbandono e al divorzio, con chiacchierate con la sorella che ha un’idea precisa del marito: «È soltanto un bel ragazzo dell’Ohio. Non ha idea di come sistemare una cosa del genere».
L’idea risolutiva viene infatti alla sorella: andarsene a vivere in campagna, nella vecchia casa di famiglia. Una soluzione come molte altre. Ma si può essere davvero felici se siamo consapevoli di tutto?
Se, a differenza dei bambini, conosciamo il nome di tutte le cose? Forse sì, forse no, ma desistere, per la moglie, non è contemplato.
Tina Guiducci
Jenny Offill, SEMBRAVA UNA FELICITÀ, NN Editore, pagg. 157, Euro 16, traduzione F. Novajra.
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