La libertà cercata da Cariani nei materiali d’uso industriale
Dalla cruda e fredda consistenza di materiali d’uso industriale la bellezza può sprigionare in modo inaspettato. Da qui prende le mosse la retrospettiva di Alberto Cariani - artista ferrarese classe...
Dalla cruda e fredda consistenza di materiali d’uso industriale la bellezza può sprigionare in modo inaspettato. Da qui prende le mosse la retrospettiva di Alberto Cariani - artista ferrarese classe ’39, morto nel 2014 - “Inside. La ricerca della libertà”, inaugurata sabato, curata dalla figlia Marica e visitabile fino all’1 novembre nella galleria Dosso Dossi in via Bersaglieri del Po, a Ferrara.
Cariani, ex allievo del Dosso Dossi e fabbro di mestiere, amava ridare vita ai materiali del proprio lavoro, «li riusava per realizzare l’idea, in dialogo con l’arte povera», come ci spiega Emilio De Stefano, critico d’arte intervenuto all’evento inaugurale. Materialità pesante, vera, la sua, che prende forma in un’arte spesso astratta, concettuale.
Nelle sue opere - che vanno da fine anni ’70 ad inizio 2000 - dominano infatti legno, metallo, plexiglas, acciaio e alluminio, oltre al più classico acrilico. “La ricerca della libertà” suggerita dal titolo è necessaria ammirando quelle città inabitabili da lui rappresentate, spazi urbani disumanizzati che inghiottono quelli naturali e a loro volta sono inghiottiti da quelli industriali.
«Nella sua arte - chiude De Stefano - non vi è però solo critica sociale, ma un’esorcizzazione della paura di ciò che in futuro possa accadere». Triste profezia, dunque, e una provocazione più che mai urgente. (an.mu.)
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