Sgarbi torna in libreria:dal cielo alla terra con il Tesoro d’Italia III
Da Rosso Fiorentino a Caravaggio: il critico ferrarese firma il nuovo viaggio tra le bellezze pittoriche e scultoree della Penisola
FERRARA. Con il terzo volume de Il Tesoro d’Italia (edito da Bompiani) Vittorio Sgarbi racconta un altro secolo di meraviglie artistiche italiane in cui l’arte passa metaforicamente dal cielo alla terra. Un tomo, appunto Dal cielo alla terra. Da Bronzino a Caravaggio, in cui si parte dai pittori Manieristi, che «sviluppano le tesi di Michelangelo» (il cielo), e si arriva poi alla grande «deflagrazione di Caravaggio (la terra, ndr). La sua pittura - esordisce Vittorio Sgarbi - racconta la realtà nel suo istante e questo libro si carica proprio di questa rivoluzione che il grande pittore mette in atto». Un tomo, da oggi in libreria, ancora una volta tutto da gustare per scoprire, in un viaggio che da Firenze a Ferrara, passando per Brescia, Cremona, Venezia, Genova fino ai Comuni più piccoli d’Italia, un secolo di pittura e scultura sia di artisti più noti (Giulio Romano, Parmigianino, Romanino, Veronese, Tintoretto, Caravaggio) che meno conosciuti.
Professor Sgarbi che periodo racconta in questo nuovo volume?
«Il precedente libro si interrompeva negli anni tra 1540 e il 1550. Questo volume riparte proprio da questo periodo e da Rosso Fiorentino per arrivare ai primi allievi di Caravaggio e Bernini. Un arco temporale di oltre 100 anni in cui, oltre al soffermarmi sui Manieristi spiego la pittura di Caravaggio, il primo a cogliere l’istantanea del momento nella pittura. Di fatto è l’autore che inventa la fotografia non nella meccanica, naturalmente, ma nella pittura che passa dall’essere “in posa” a quella che tecnicamente si chiama “l’attimo decisivo”. Questa è la sua potenza: usare il tempo della pittura per ottenere l’effetto che si ha oggi con una fotografia».
Ferrara, dopo lo spazio riservatole nella scorsa pubblicazione, entra anche in questo terzo tomo...
«C’è Bastianino (Sebastiano Filippi) visto che ha riprodotto all’interno della nostra cattedrale il Giudizio universale di Michelangelo di cui è allievo. Un Giudizio universale spogliato della sua pienezza ma rappresentato con l’effetto nebbia, come lo chiamo io. Bastianino spoglia le figure dalle ossa, dai muscoli e le fa diventare simili a nuvole. Facendo questo dissolve le forme e le rende meno nitide, meno plastiche, meno scultore. Bastianino è un manierista romantico e in certe sue opere sembra un pittore dell’Ottocento».
Verrà a Ferrara per presentare questo terzo tomo de Il Tesoro d’Italia?
«Certo. Saremo a Ferrara tra poco più di un mese. Iniziamo a Book city oggi a Milano, poi andremo a Roma. Dopo queste due tappe studieremo una data per presentare il libro anche nella nostra città. Mia sorella ci tiene particolarmente».
Quando terminerà questa raccolta?
«Trattando in ogni tomo un periodo artistico tra i 100 e i 120 anni chiuderemo il Tesoro d’Italia con cinque volumi. Il quarto e il quinto arriveranno nei prossimi due anni. Ho deciso comunque di fermarmi alla metà degli anni Cinquanta per evitare di entrare nell’arte contemporanea in senso stretto. Il quarto volume andrà quindi da Bernini fino a Tiepolo alla fine del Settecento, mentre il tomo di chiusura prenderà in esame l’intero Ottocento e metà del Novecento».
Da oggi il terzo tomo de Il Tesoro d’Italia è in ogni libreria: 450 pagine ricche di meraviglie artistiche al costo di 22 euro.
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