Piccoli Cantori, l’elisir di giovinezza
Il direttore e fondatore Padre Orazio Bruno spiega il segreto del successo nel tempo del coro di San Francesco di Ferrara
di Eleonora POLTRONIERI
“Insieme” è la parola chiave. Cantare è bello ma cantare insieme significa che la nostra voce si unisce a quella dell'altro sino a diventare una cosa sola. Salire su un palco è una grande emozione ed una magnifica esperienza ma se lo si fa insieme significa che avremo qualcuno con cui ricordarla. Sarà forse questo l'elisir di eterna giovinezza che sembra appartenere al coro dei Piccoli Cantori di San Francesco di Ferrara? Ad una settimana del Quarantennale del coro, che ha riempito ed entusiasmato il Teatro Comunale, il direttore, Padre Orazio Bruno, ci svela alcuni retroscena di tutti questi anni di canto, concerti, tournée in tutta Europa, generazioni piccole e grandi di cantori e… amicizie. «Nel periodo in cui studiavo musica ad Assisi - comincia il francescano - ero anche assistente del direttore dei Piccoli Cantori della Basilica. Quando mi trasferirono Ferrara pensai che sarebbe stato bello creare un coro anche qui. A quell'epoca tutti cercarono di dissuadermi dicendomi che Ferrara era una città chiusa e difficile. Ma non mi rassegnai. Un giorno andai nella Parrocchia di San Gregorio e proposi ad una quindicina di ragazzi di fare una prova di canto l'indomani. Quasi non ci credevo, ma il giorno dopo erano tutti a San Francesco per provare a cantare. Cominciai con loro e l'anno successivo presi ad andare nelle scuole per trovare cantori tramite l'appoggio dei dirigenti scolastici».
. Quale fu il primo concerto? «Quello del 20 dicembre 1975. Eravamo all'Auditorium del Sacro Cuore, ancora il Salone San Francesco non era ristrutturato. Naturalmente all'epoca non avevamo l'impianto che possediamo oggi e utilizzammo uno Steelphon, un impianto voce artigianale».
Cantori di ieri e di oggi: quali le differenze?
«Quando fondai il coro, non esistevano tutte le attività pomeridiane che oggigiorno vedono occupati i bambini e i ragazzi perciò le lezioni si tenevano anche 3 volte alla settimana, ora le faccio solo il lunedì e il mercoledì. I primi anni il coro contava persino 90 elementi».
Parliamo della discografia del coro...
«Il coro ha all'attivo 35 album e alcuni di questi sono album di inediti. Autori come Cesare Regazzoni, Borromeo Peschiera, Silvano Ferrari e Mauro Brunelli hanno composto canzoni appositamente per il coro contenute ad esempio nell'album “Aulì Aulè” e in altri. Il primo album si intitola “Per chi suona la campana”, edito nel 1981, mentre quello di quest'anno è “Il domani”. Fra le virtù dello staff "Piccoli Cantori" c'è anche quella di restare al passo con i tempi: sul sito pcsf.altervista.org è infatti possibile ascoltare alcuni dei pezzi più rappresentativi del coro. In questi 40 anni i Piccoli Cantori hanno “alzato le loro voci” anche sul piano nazionale e internazionale: il coro infatti ha partecipato ai Congressi Internazionali dei Pueri Cantores a Parigi, a Maastricht e a Roma, per ben 3 volte ha cantato al cospetto di Papa Giovanni Paolo II ed è stato invitato più volte su Rai 1 nell'ambito di programmi dedicati ai ragazzi».
Qual è stata la tournée più ricca di soddisfazioni?
«Forse proprio quella di quest'estate in Spagna. La gente ha partecipato a fiumi ai nostri concerti e i media ci hanno dato grande visibilità. Inoltre già il secondo giorno abbiamo venduto tutti i cd disponibili».
Com'è avvenuta, sin dai primi anni, la scelta del repertorio musicale?
«Ho pensato che il coro dovesse eseguire sia brani sacri che brani profani. Il repertorio liturgico viene eseguito durante le messe mentre per i concerti il coro canta canzoni per ragazzi, brani della tradizione italiana e straniera, canzoni dello Zecchino d'Oro e dei film Disney».
Chi sono gli storici presentatori del coro?
«Il primo grande presentatore del coro fu Giordano Zerbini, scomparso diversi anni fa, poi seguirono Anna Tani, Carlo Gennari, Maurizio Olivari e Barbara Dell'Anna. Una giovane promessa è Giulia Testoni».
Il Coro non sarebbe certo lo stesso senza l'insostituibile staff tecnico che sabato ha reso possibile lo spettacolo al Comunale: Angelo Gardin e Giorgio Piccinini all'audio, sul palco Aldo Scabbia e Alberto Bigoni, alle luci Bruno e Fabio Busoni, alle proiezioni Francesco Rega e Alessandro Chiereghin, all'occhio di bue Davide Galletti ed Enzo Rega. Proprio Maurizio Olivari ha presentato il Quarantennale con il suo piglio e la sua trascinante ironia, introducendo tutti gli ospiti speciali delle serata e chiamando gli ex cantori sul palco durante alcune che canzoni “simbolo” della storia del coro. Di nuovo sulla gradinata insieme, dopo tanti anni, gli ex cantori hanno voluto omaggiare Orazio con una targa ricordando i bei momenti e le amicizie che grazie al coro sono continuate e cresciute nel tempo. Poi, sul gran finale di serata, ecco la canzone che riassume tutti i 40 anni del coro e che ogni “Piccolo Cantore” di ieri e di oggi, nessuno escluso, conosce: «Tutti insieme canteremo, noi che ancora ci crediamo in un cielo infinito, in un mondo pulito, dove crescere e vivere insieme».
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