La Nuova Ferrara

il racconto di gaia conventi - quarta puntata

Rapimento quasi perfetto: cantare nel night e distrarre la banda

Rapimento quasi perfetto: cantare nel night e distrarre la banda

Rientrando a casa Girondi, in via Contrari - “Ma le mie finestre danno su via Mazzini”, si affretterebbe ad aggiungere mio cugino Pierfi -, il mio stomaco non era in condizione d’apprezzare le...

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Rientrando a casa Girondi, in via Contrari - “Ma le mie finestre danno su via Mazzini”, si affretterebbe ad aggiungere mio cugino Pierfi -, il mio stomaco non era in condizione d’apprezzare le tagliatelle di zia Italia, eppure ho dovuto farmi servire anche il bis: se stai complottando per far sparire una bambina e inimicarti un paio di mafiosi, mica puoi metterti pure contro la famiglia. Così, tra un piatto e l’altro, con Poirot che tirava a lucido la ciotola col suo nome - ciotola in ceramica ferrarese, il meglio del meglio per un cane che a Ferrara è un eroe -, ho approntato il resto del piano.

Non avrei voluto coinvolgere mio cugino Pierfi e la banda d’amici che si porta appresso, ma non potevo fare altrimenti. “Andiamo al night e pago il primo giro, ma voi dovete improvvisare qualcosa al momento giusto. E mi date il tempo di far sparire la bambina”.

“Eh - aveva argomentato il Pierfi -, manco fossi Silvan! Si può sapere come la fai uscire?”. L’idea era piuttosto semplice, l’avrei fatta scappare dalla finestra della sua stanza. Piano terra, sul retro del locale, con un valente pastore belga in attesa di prendere in carico la fuggitiva. Ci ho messo meno tempo a spiegarlo al cane, con Pierfi è stato più complicato.

“Ma io non sono un tipo che improvvisa - aveva piagnucolato -, mi devi dire cosa fare, quando... E poi i miei genitori non devono sapere che andiamo in un posto così, lo sai che non vogliono!”. Beato Pierfi, trentenne tenuto alla catena dalla sabadina dei genitori.

“Non diremo niente - ho solennemente promesso -, prendiamo la bambina e la portiamo in Questura. Raccontiamo la vicenda e vediamo di tornarcene a casa prima che faccia giorno. Voi, almeno, tu col Giamba e il Paltri, ché a me toccherà restare là un pezzo”. E anche quella volta rischiavo il licenziamento: stavo per rapire la piccola Ludmilla. Io la devo smettere di venire a Ferrara, tutte le volte mi ficco in qualche casino.

Il piano era semplice: saremmo andati al Carina, il night di Germano Tedoldi, e la banda che mi portavo appresso avrebbe fatto in modo di distrarre i buttafuori.

“Ci accomodiamo in un tavolo centrale - con vista sulle ballerine, chiarì il Pierfi - e alle undici e mezza voi create un diversivo”. E andò più o meno così, per fare numero Giamba portò anche sua sorella Aidi e lei portò Cita, l’amica di sempre. Non sapevo come avremmo gabbato i buttafuori e la clientela, ma la Cita - brutta finché volete ma con una testa degna del Ghilardi della Settimana Enigmistica - aveva le idee chiare: cantare.

“Cantare?”, e per un attimo mi sembrò d’avere esagerato con quella faccenda del Ghilardi. Cantare in un night non mi sembrava la soluzione, ma ancora non sapevo che mio cugino e i suoi amici sono ferratissimi in materia.

Gaia Conventi

4, continua

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