Piace l’intensa performance della coppia Tromboni-Lazzari
Come è morto il compositore russo Piotr Ilic Cajkovskij nel 1893? Di colera oppure di veleno? Ce lo hanno raccontato sabato scorso, nel Ridotto del Teatro Comunale Abbado di Ferrara, Athos Tromboni...
Come è morto il compositore russo Piotr Ilic Cajkovskij nel 1893? Di colera oppure di veleno? Ce lo hanno raccontato sabato scorso, nel Ridotto del Teatro Comunale Abbado di Ferrara, Athos Tromboni autore dei testi e "voce" della performance e il giovane pianista-compositore Jacques Lazzari (20 anni) con musiche pianistiche che facevano da cornice alla narrazione degli avvenimenti.
Tromboni ha scelto di mettere in scena la "verità" della musicologa russa Alexandra Orlova quando, apertisi gli archivi dell'Unione Sovietica con la glasnost di Gorbaciov, furono rese pubbliche carte sepolte e dimenticate, forse segrete fin dal tempo degli zar.
La Orlova, portando a sostegno della sua tesi alcune testimonianze e scritti del periodo, afferma che Cajkovskij è morto per avvelenamento, perché il musicista stesso ha obbedito al verdetto di un giurì d'onore riunitosi segretamente per condannarlo al gesto suicida, in quanto egli avrebbe dovuto essere processato per omosessualità, coinvolgendo in tal modo i suoi ex compagni della scuola di Giurisprudenza di San Pietroburgo, divenuti nel frattempo uomini importanti dell'impero zarista.
Tromboni immagina allora, scrivendo un testo inventato ma citando le persone realmente esistite, come siano stati gli ultimi quattro giorni di vita del compositore russo, dalla pronuncia del verdetto fino alla morte per avvelenamento, avvenuta pochi giorni dopo l'esecuzione trionfale della sua Sesta sinfonia, l'ultima.
E Jacques Lazzari lo segue nella plumbea atmosfera di sfinimento psicologico e morte che pervade tutto il testo della performance, creando suoni che, nella modernità del minimalismo musicale, penetrano però il dramma del suicidio.
Sabato il Ridotto era pieno fino all'esaurito ma nel corso della performance, durata poco più di un'ora, alcune spettatrici e spettatori sono andati via anzitempo. Il testo è di una densità drammatica che non consente di distogliere l'attenzione dalla cupa atmosfera e probabilmente chi non è abituato ad ascoltare i sempre validi radiodrammi della radio o i moderni audiolibri, non ce la può fare a reggere, nonostante una recitazione ben fatta e una musica in perfetta sintonia. Chi è rimasto ha lungamente applaudito e si è calorosamente complimentato con Tromboni e con Lazzari alla fine della recita.
«Sì, ho visto che qualcuno se n'è andato» ci ha detto Tromboni nel dopo spettacolo «ed è comprensibile, perché il testo è scritto per la scena, con Cajkovskij che recita sì lunghi monologhi, ma ci sono altri quattro attori che intervengono. Invece lì, a leggere, c'ero solo io. Ma sono contento perché ho dato la possibilità a un giovane compositore ferrarese di misurarsi per la prima volta con un testo e spero che Jacques Lazzari, molto impegnato negli studi universitari, continui a comporre perché ha tutti i numeri per farlo proficuamente».
Simone Tomei
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