Diventa inno alla vita il diario pubblico dei mesi di malattia
Il libro nasce dopo la diagnosi nefasta ma non è un lamento Lo scrittore è più preoccupato per le generazioni future
“Verso il mondo delle ombre, a malincuore”, il titolo del secondo capitolo, descrive emblematicamente l'occasione e lo spirito che animano Sabbie mobili, l'ultimo, e lo rimarrà purtroppo per sempre, libro di Henning Mankell. Lo scrittore svedese, padre del commissario Wallander, ma anche autore di libri per ragazzi e romanzi ambientati in Africa, sceneggiatore, direttore di teatri, viaggiatore e coscienza critica del suo paese e non solo, è recentemente scomparso a 67 anni, a causa di un tumore al polmone. Sabbie mobili, pubblicato da Marsilio con l'ottima traduzione di Laura Cangemi, nasce subito dopo la diagnosi nefasta ma non è il lamento di un malato incurabile, è l'eredità intelligente ed empatica di un grande uomo. La malattia non diventa la scusa, assolutamente comprensibile, per ritirarsi in se stesso, ma anzi un'esperienza di vita da condividere con i lettori.
Henning Mankell, infatti, terrà un diario pubblico dei suoi mesi di malattia, che diventerà un profondo inno alla vita. Sabbie mobili offre molte strade di lettura, che si intersecano e quasi si rincorrono a creare una biografia non solo dell'autore ma del genere umano. La principale preoccupazione dello scrittore svedese non è per il suo futuro, ma per quello delle generazioni a venire. A cui, a differenza dei nostri predecessori, non lasciamo reperti archeologici, ma scorie radioattive. Sabbie mobili poi è un viaggio nella sua infanzia, attraverso le persone che ha incontrato, quelle, come la madre, che l'hanno abbandonato, le giornate eroiche e quelle insignificanti.
Lo scrittore svedese poi ci racconta i sui sogni, le cause per cui si è battuto, lo sguardo sempre lucido e acuto sulla ricchezza e sulle difficoltà della sua amata Africa. Senza mai ergersi a giudice, ma sottolineando il piacere e il dovere di pensare e di ampliare i nostri punti di vista: «Nel mio mondo le verità sono sempre provvisorie. Niente di ciò che ho pensato in vita mia è rimasto uguale a se stesso. Le verità sono come le navi che solcano le onde. Bisogna saperle governare nella direzione giusta, evitando secche e scogli sommersi, e variando la velocità e il numero delle vele issate. Una nave che torna da un viaggio è diversa rispetto a quando era partita. Anche la verità viaggia nella mia mente e nella mia vita. Perché queste verità sopravvivano devo a volte metterle in discussione e cercare un cambiamento».
Con Sabbie mobili Henning Mankell ci regala anche un prezioso catalogo di bellezza, tanto il libro è pieno di letture, musica, cinema e quadri. E tanto teatro, come il racconto di uno spettacolo visto a Mantova, dove era stato invitato a Festivaletteratura. Ma soprattutto ci lascia le sue parole, che rappresentano la sua visione del mondo, le sue battaglie, le lotte, le convinzioni, il desiderio mai sopito di contribuire a rendere il mondo migliore: «Il ricordo più nitido che ho del periodo trascorso a Parigi è la percezione di cosa comportava trovarsi ai gradini più bassi della società e cioè, nel mio caso, cosa significava essere un lavoratore in nero con gli abiti lisi e lo stomaco spesso vuoto… Basta una visita limitata ed estemporanea alle classi subalterne per trovarsi ad affrontare una delle scelte più importanti in assoluto: che genere di società voglio contribuire a plasmare? Una domanda che ha segnato il resto della mia vita!». Ed è impressionante come un libro che prende il via da una drammatica diagnosi, sia invece pieno di vita. Contagiando ognuno di noi di voglia di vivere, appieno e senza troppi compromessi, la nostra.
Simonetta Bitasi
Henning Mankell, SABBIE MOBILI. L'ARTE DI SOPRAVVIVERE, Marsilio (traduzione di Laura Cangemi) pag. 320 euro 18,00
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
