La Nuova Ferrara

il racconto di gaia conventi - ultima puntata

Tutto si risolve per il meglio ed il merito va soltanto a Poirot

Tutto si risolve per il meglio ed il merito va soltanto a Poirot

Il ritornello di una canzone di Alfio Finetti risolse il problema: gli avventori mollarono l’osso - e il resto delle bionde - e anche i ragazzi della security si unirono al coro. Me la svignai come...

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Il ritornello di una canzone di Alfio Finetti risolse il problema: gli avventori mollarono l’osso - e il resto delle bionde - e anche i ragazzi della security si unirono al coro. Me la svignai come fa il mio cane quando è ora di fare il bagno e imboccai il corridoio che portava alle camere. La terza porta sulla sinistra, e speravo che il mio cane risultasse all’altezza delle ugole d’oro che avevo portato con me, sentivo gli schiamazzi fin lì. Entrando nella stanza di Marissa e della piccola Ludmilla, trovai la bambina intenta a colorare un album zeppo di principesse Disney. “È ora d’andare, sono amico di Germano e devo farti conoscere qualcuno... Ti piacciono i cani?”. “Quelli della Carica dei 101?”, chiese lei speranzosa. Eh, i cani funzionano sempre, coi bambini e per attaccare bottone quando cerchi morosa.

Feci indossare la vestaglia a Ludmilla e le misi in tasca i pastelli - in qualche modo avrei dovuto tenerla tranquilla nelle ore seguenti -, poi calai la piccola oltre il davanzale, dove Poirot l’accolse leccandole il viso. Il mio fedele pastore belga aveva l’incarico di non far avvicinare nessuno a Ludmilla, e quello prese la cosa parecchio sul serio, tanto che in seguito fu difficile spiegargli che non sarebbe tornata a casa con noi, a Milano. Voi che fate tante storie quando i figli vi chiedono d’adottare un cane, non avete idea di cosa voglia dire rifiutare a un cane d’adottare un bambino. Poirot mi tenne il muso per giorni.

Poi tornai al locale per saldare il conto - per fortuna Tedoldi mi ridiede il malloppo, o avrei dovuto saldare l’affitto in lacrimoni e scuse annesse -, tirai per un braccio il Pierfi e gli altri ci seguirono a ruota. Cantarono le canzoni di Finetti fin sulla porta, riuscii a farli smettere solo arrivando al parcheggio. Fu durissima. Nel frattempo le ballerine straniere si erano rivestite e guardavano la platea senza capire cosa stesse succedendo: conoscere il dialetto locale non rientrava nelle loro mansioni.

“Adesso Tedoldi farà la sua parte - o almeno lo spero -, stamattina ho avvertito un amico al Marconi di Bologna. Un amico fidato, un amico pulotto con un cane. E non è un cane da tartufi”. Quando ricevetti l’sms di Tedoldi risposi come avevamo concordato: Forza Spal, e la nostra tifoseria scortò la piccola Ludmilla in Questura. Il piantone ci guardò come si osserva un nugolo di vespe che ha fatto il favo nel posto sbagliato: “Girondi, ancora tu! E col cane! Ma non te ne puoi restare a Milano, santa pazienza?”. Così, mentre spiegavo al commissario Desotgiu che la faccenda mi era piombata addosso come un gavettone a ferragosto, il mio cane era già stato ufficialmente incluso nella vicenda. Risultando come al solito un eroe. Lui. A me toccò restare in Questura fino a mattina inoltrata, promettendo più e più volte di passare le prossime ferie altrove. Eh, già, e chi glielo spiega poi agli zii?

Gaia Conventi

5, fine

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