Un ricordo di Pasolini di Paolo Ruffilli
Il professore universitario, appena nominato socio onorario del Gruppo del Tasso, celebra la memoria del grande intellettuale a quarant'anni dalla morte
FERRARA. Paolo Ruffilli, attualmente docente di lingua e letteratura italiana all’Universitat Autònoma de Barcelona, ringrazia l’Associazione culturale “Gruppo del Tasso” per la nomina a socio onorario con un suo pensiero dedicato al quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini (5 marzo 1922 – 2 novembre 1975):
«Sono quarant’anni che Pasolini è morto, ma il suo messaggio è ancora vivo - racconta -; il fatto è che Pasolini, nella sua precocissima sensibilità, ha anticipato cose di cui solo più tardi abbiamo scoperto l’indicazione profetica: la perdita dei valori della tradizione con l’avvento dell’industrializzazione selvaggia, l’effetto di analfabetismo di ritorno attraverso la televisione, il consumismo sfrenato, l’ingiustizia sociale, la finta democrazia, l’affermarsi di una sottocultura fatta di letteratura di serie B, di televisione becera e di un cinema dell’evasione... Da questo punto di vista, i suoi libri "Empirismo eretico" e "Scritti corsari" sono da rileggere oggi, perché risultano di un’attualità calzante. Ad interessarsi di Pasolini in questi ultimi anni sono soprattutto i giovani, ma per un altro motivo: perché, come è stato detto, Pasolini è l’unico caso di scrittore italiano che costituisca un “mito emotivo”. Si pensi a tutti quei giovani che, anche all’estero (in Francia e in Germania, in particolare) si sentono attratti dall’opera di Pasolini ed è sempre un’attrazione di tipo emotivo sentimentale, nel sentire il coraggio che Pasolini ha sempre avuto nel drammatizzare la sua vita, con estrema sincerità e senza barriere, scavando nell’ambiguità che lo straziava tra avanguardia intellettuale e resistenza alla modernità, tentazione per il sacro e pulsione verso il profano, in un’oscillazione costante tra purezza e peccato. I giovani hanno sempre colto quella capacità di compromettersi con le cose, quella passione ideologica che in Pasolini sono fondamentali. E sempre più, allontanandoci nel tempo da Pasolini, si capisce che la sua era una passione autentica e, le sue indicazioni, segnali importanti per orientarsi nel futuro incalzante».
Insieme a qualche verso che il poeta della Casarsa lasciò alla sua gente e a cui Ruffilli ridà vigore:
"Gli Italiani"
L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –
alzare la mia sola puerile voce –
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
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