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Buzzi analizza il fenomeno bullismo

Buzzi analizza il fenomeno bullismo

L’autore ferrarese nel nuovo romanzo tratta il delicato argomento

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“Bullizzare” è il neologismo che s’impone nel nuovo romanzo del ferrarese Marino Buzzi, L’ultima volta che ho avuto sedici anni (Baldini & Castoldi). Il libraio più libero dagli schemi mentali che ci sia in circolazione lo presenta oggi, alle 17.30, all’Ibs+Libraccio di piazza Trento e Trieste.

«Il bullismo mi ha toccato da vicino e ho pensato fosse un modo efficace per affrontarlo, invece della solita superficialità. Quando succede qualcosa, anche a livello mediatico, si fa attenzione alla parte morbosa della vicenda e non alle ragioni di certi gesti. Tutti alzano le mani, compresi i docenti, che negano la presenza del problema».

Pare si cominci almeno a prenderne coscienza, sebbene mancando di sensibilità: «Di sicuro viviamo in una società in cui se sei diverso rispetto all’uniformità imposta vai incontro a difficoltà».

Il difetto per cui Giovanni, il protagonista, viene preso di mira è un corpo troppo ingombrante per passare inosservato: «Sono convinto esistano diversi tipi di bullismo, a partire da quello indotto dallo stereotipo della perfezione estetica. E Giovanni è un soggetto particolarmente “facile” in quanto emarginato, con problemi in famiglia, che si vergogna allo specchio e non riesce a combattere le sue paure. Inoltre l’adolescenza è un’età confusa e delicata, e basta essere meno ricchi o vestirsi meno bene per essere messi da parte».

Sino al giorno in cui “Palla di lardo”, com’era schernito, non scompare: «Non intendevo scrivere un romanzo bacchettone - motiva Buzzi -, dividendo il mondo tra buoni e cattivi. Non credo sia così semplice. Ci sono mille sfaccettature e i bulli stessi sono mossi da insicurezze, tanto che uno di loro viene schiacciato dal senso di colpa».

Buzzi ha voluto far comprendere come le persone siano complesse agendo spesso per sofferenza. «E volevo dimostrare che la conclusione è uguale per tutti: che tu sia vittima o carnefice, anche chi bullizza poi si aggredisce a vicenda». (m.b.)

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