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A Ferrara cent’anni di Metafisica firmata De Chirico

A Ferrara cent’anni di Metafisica firmata De Chirico

Presentata ieri a Roma dal ministro Franceschini e dal sindaco Tagliani la rassegna ferrarese che sarà aperta da Mattarella

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FERRARA. L’arte di Giorgio de Chirico torna a Ferrara a cent’anni dalla nascita della Metafisica. I capolavori che l'artista dipinse nella città estense tra il 1915 e il 1918 verranno esposti a Palazzo dei Diamanti in occasione della mostra “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie”.

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L'esposizione, che il 13 novembre verrà inaugurata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, raccoglie «il massimo numero di dipinti mai messi insieme» tra quelli realizzati da De Chirico nei tre anni di permanenza nella città emiliana, documentando la «profonda influenza» che queste opere ebbero sull'arte di Carlo Carrà e Giorgio Morandi, e poi sulle avanguardie europee. Ai lavori di De Chirico, dunque, faranno eco le composizioni ispirate alla pittura metafisica di Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Filippo de Pisis e alcuni dei capolavori dei più grandi artisti delle avanguardie europee, da Raoul Hausmann a George Grosz, da Renè Magritte a Salvador Dalí fino a Max Ernst.

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L'iniziativa è organizzata da Ferrara Arte e dalla staatsgalerie di stoccarda in collaborazione con l'archivio dell'arte metafisica ed è curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos. La mostra è stata presentata ieri a Roma, nella sede del ministero della cultura. Con un «doppio salto mortale», per dirla con le parole del sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, de Chirico e suo fratello Alberto Savinio passano dalla Parigi «cuore della modernità» all'esperienza della prima guerra mondiale, e da lì «alla citta di provincia», Ferrara, dove avvengono «cambiamenti profondi» tanto nella pittura che nei temi che ispirano i quadri di De Chirico. «Abbiamo voluto allestire questa esposizione- così ancora Tagliani - per il duplice anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia e del riconoscimento del ruolo che Ferrara ha avuto nella pittura metafisica».

Ed è stato proprio il apdrone di caso, il ministro Dario Franceschini a raccontare che «secondo la leggenda metropolitana, De Chirico stava passando in corso Roma (l’attuale Corso Martiri della Libertà), dove il negozio Martinetti stava rifacendo le vetrine e per questo aveva messo tutti i manichini in strada. Da lì, l'idea di de Chirico. non importa se è vero- ha detto il ministro- ma è bella».

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Dal “Trovatore” alle “Muse Inquietanti”, una trentina dei 40 capolavori realizzati da De Chirico durante la sua permanenza ferrarese. «Ferrara ha sofferto sia della spoliazione delle collezioni estensi sia del fatto che dell'esperienza metafisica di De Chirico non sia rimasta testimonianza in città», ha continuato il ministro dei Beni culturali e Turismo Dario Franceschini presentando l'iniziativa, organizzata da FerraraArte con la Staatsgalerie di Stoccarda (e in collaborazione con l'Archivio dell'Arte Metafisica. Per Paolo Baldacci, con Gerd Roos curatore di “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie”, le implicazioni sono più profonde, dal momento che, dopo decenni di studi, è pervenuto a una più precisa caratterizzazione del periodo ferrarese, in cui la poetica dell'artista si trasforma nelle tematiche e nel linguaggio espressivo, in piena, dolorosa sintonia con il momento tragico che il mondo stava affrontando. «Quella del periodo bellico è una metafisica diversa dagli esordi», quando il pensiero di de Chirico inizia a svilupparsi tra Firenze e Milano partendo dall'idea che la dimensione misteriosa, magica, enigmatica della vita sia da ricercarsi non al di là delle cose fisiche, bensì dentro il mondo.

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