Il sogno inizia mentre sto correndo in mezzo alla gente, nudo
Il noirista bestseller di Amazon Usa, Vincent Zandri, che l’anno scorso è passato a Ferrara durante un soggiorno fiorentino per addentrarsi nella nostra lingua, ha omaggiato la Nuova con il primo...
Il noirista bestseller di Amazon Usa, Vincent Zandri, che l’anno scorso è passato a Ferrara durante un soggiorno fiorentino per addentrarsi nella nostra lingua, ha omaggiato la Nuova con il primo capitolo del suo nuovo romanzo, Moonlight Sonata, tradotto in italiano solo da Meme Publishers e in vendita sui migliori portali ebook da domattina. Ecco la prima puntata del racconto.
Nel sogno sto correndo. Corro piano, lungo il ciglio della strada. Faccio jogging. A passo lento e costante. Sento il sangue pompare nelle vene, il battito cardiaco aumentare, inspiro ed espiro regolarmente; una leggera patina di sudore mi lucida la pelle. Mi sento bene, in perfetta armonia con il mio corpo e con l’aria fresca. Mi sento in forma. Come se il frammento di proiettile conficcato nel mio cervello non esistesse. Come se avessi la certezza di avere ancora molto tempo da vivere, senza correre il rischio di morire da un momento all’altro, in caso quel frammento decidesse di spostarsi. Poi iniziano a passare le macchine. Corro rivolto verso il traffico, perciò riesco a vedere i volti dei guidatori e dei passeggeri. C’è qualcosa di strano nel modo in cui mi fissano. Rallentano, allungano il collo e mi fissano. Distolgono lo sguardo dalla strada rischiando la vita pur di guardare me, uno che come tanti altri fa la sua corsetta mattutina sotto il sole. O forse non è così. Una macchinata di ragazze mi passa accanto. Iniziano a schiamazzare e a fischiarmi dietro mentre chi guida strombazza e sbanda nella corsia opposta; è allora che capisco che qualcosa non va. In quel momento inizio a sentire una brezza. Lieve, all’inizio, ma è proprio una brezza, e soffia sul mio basso ventre. Più mi allontano da casa, più quel vento freddo che mi soffia sul pacco diventa forte. Smetto di correre. Guardo in giù e mi rendo conto che sono uscito di casa senza mutande. Sto facendo jogging lungo il ciglio erboso della pubblica via, nel bel mezzo di un mattino limpido e trafficato, con indosso soltanto una maglietta e un paio di scarpe da ginnastica, il resto in bella mostra. Il panico mi assale. Faccio dietrofront e cerco di tornare di volata al mio loft, ma i piedi non vogliono muoversi. Resto lì paralizzato mentre le auto e i camion iniziano a circondarmi. Ora la gente non si limita a rivolgermi uno sguardo. Anziani, giovani, uomini e donne, ragazze e ragazzi, poliziotti, pompieri, muratori, studenti, uomini e donne d’affari, preti, rabbini barbuti e chi più ne ha più ne metta. Accostano e scendono. Stanno lì in piedi, a bocca aperta, squadrandomi da capo a piedi con gli occhi spalancati, nutrendosi della mia nudità. Della mia virilità in vetrina. Quegli occhi...
Della mia virilità in vetrina. Quegli occhi...
Gli stessi occhi smaniosi che mi fissano in questo preciso istante.
Vincent Zandri
1, continua
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