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Noga e la sua scelta La ricerca del perché non vuole avere figli

Noga e la sua scelta La ricerca del perché non vuole avere figli

La musicista rientra in Israele dopo la morte del padre L’autore per la prima volta racconta con voce di una donna

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La protagonista dell’ultimo libro di Yehoshua si chiama Noga. All’inizio della storia ha quarantuno anni. E’ un’arpista che per trovare lavoro ha lasciato Israele per l’Olanda.

Rientra per un’emergenza: morto il padre, la madre fatica a rimanere sola a Gerusalemme nel vecchio appartamento del vecchio quartiere, sempre più affollato di ebrei ortodossi. Il fratello, un tipo razionale, le ha proposto una casa di riposo confortevole a Tel Aviv, dove lui vive. La madre ha accettato di fare una prova di tre mesi, ma l’appartamento, per un cavillo nel contratto, non può restare sfitto e quindi Noga torna per abitarlo.

Noga è separata da Uriah, che ancora la ama, ma che si è sentito tradito a morte quando ha scoperto che lei ha abortito in segreto. Noga infatti non vuole figli, poteva averne e non li ha voluti. In questi tre mesi per non annoiarsi, non tanto per mantenersi, Noga accetta di fare la comparsa su alcuni set cinematografici: deve limitarsi a starsene lì, giusto una presenza accessoria, senza vere responsabilità.

Questo è lo scenario che in poco più di due pagine Yehoshua presenta al lettore.

Qui ci sono tutti i temi del libro, le criticità della trama, gli aspetti essenziali del carattere dei personaggi, la molla carica per innestare la curiosità di sapere che scelta attueranno e come arriveranno a influenzare le vite degli altri.

Intervistato da Wlodek Goldcorn all’ultima edizione di BookCity a Milano, Yehoshua ha sottolineato che Noga è la prima protagonista femminile a cui dà voce: «Ho scritto di tante donne, ma mai con la voce di una donna. E’ stata una sfida che ho voluto darmi insieme a quella del tema: perché una donna decide di non avere figli, di interrompere la sua stirpe?». L’autore elimina una dopo l’altra le motivazioni più ovvie: non può averne per un problema fisico, il suo matrimonio è in crisi, ha paura vista l’instabilità sociale del suo paese. Nessuna di queste ragioni è quella di Noga.

Yehoshua accompagnerà la sua protagonista nella vacanza forzata dentro la casa in cui è stata bambina, in un lavoro casuale, in un percorso che giorno per giorno incrina le sue convinzioni. «Doveva essere una decisione più radicale, qualcosa che avesse a che fare con la sua immaturità di persona. Di figlia, che da piccola non ha mai avuto una relazione diretta con la madre o con il padre, una coppia unitissima e indissolubile, protagonisti di un amore esclusivo».

Nelle prime pagine del libro, Yehoshua apre una finestra su questo amore che si rivela essere una delle chiavi della storia. Scrive: «Eppure anche lei aveva la sensazione che anche loro preferissero che non rimanesse la notte (nel letto ndr), per non disturbare il loro strettissimo rapporto di coppia, rimasto fedele all’angusto, antiquato e usurato letto di legno nel quale i due sprofondavano in serena armonia».

Racconta poi l’autore: «Lavoro al primo capitolo anche cinque o sei mesi. Nelle prime pagine è contenuto il Dna di un romanzo. Aveva ragione Marquez quando diceva che le prime sono le pagine più difficili, dove si gioca tutta la storia. Lavorando all’inizio de La comparsa ho capito che i genitori di Noga avevano un rapporto profondo. Quel letto stretto, dove non c’era posto per Noga, racchiude l’origine della sua insicurezza, della sua immaturità di adulta». Lasciamo dunque Noga nella vecchia casa dei genitori, qualcosa sta per accadere, una parola alla volta.

Tina Guiducci

Abraham Yehoshua, LA COMPARSA, Einaudi, pagg. 260, Euro. 20, trad. A. Shomroni

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