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Nuovo direttore stessa magia con la Argerich al pianoforte

Nuovo direttore stessa magia con la Argerich al pianoforte

Migliore debutto non si poteva immaginare per la stagione di Ferrara Musica La pianista passa da Abbado a Nelsons, guida della Lucerne Festival Orchestra

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La luminosa tonalità di Do maggiore dà luce a Martha Argerich. E lei la mette al centro dei suoi concerti pianistici, facendone il perno intorno al quale ruotare altri brani scritti nelle altre tonalità. È un sospetto, il nostro, non una statistica e potremmo essere smentiti. Se ci verrà chiesta rettifica, ci salveremo con questa osservazione: la Martha ha portato a Ferrara nell’ultimo quinquennio tre concerti per pianoforte e orchestra, quello del 2012 era di Mozart (il K 503 in Do maggiore), quello del 2013 era di Beethoven (il Primo, in Do maggiore) - entrambi con Claudio Abbado sul podio della Mahler Chamber Orchestra - e quello dell’altra sera era di Sergej Prokofiev, il Concerto in Do maggiore n.3 op.26 - il più eseguito del catalogo prokofieviano. Sul podio c’era il direttore lettone Andris Nelsons a capo della Lucerne Festival Orchestra. Gli autori sono diversi e d’epoca diversa ma c’è un fil-rouge che lega i tre concerti “ferraresi” della Martha, ed è il richiamo al classicismo che, partendo da Mozart, attraverso Beethoven, è giunto a influenzare Prokofiev che, in questo suo Terzo, apre parentesi a sprazzi introducendo nella musica proprio quella poetica.

La pianista lo affronta con la consueta abilità: entra accolta da uno scroscio d’applausi, si siede, prende a suonare. L’atteggiamento è il solito, sicuro, trionfale. Nel primo movimento ha un ditalozzo bianco sulla terza falange del dito medio della mano destra, chi l’ha visto ha pensato a una piccola ferita sul polpastrello da proteggere; poi nella pausa fra il primo movimento e il secondo, si sbarazza del ditalozzo e prosegue con la naturale scioltezza che l’ha resa celebre.

Nelsons, dal podio, l’accompagna adeguandosi ai suoi tempi e chiamando l’orchestra a collaborare. L’esecuzione è molto bella, spedita, corrente, e la Martha depotenzia dentro un’esecuzione impostata all’ironia quel tanto di sarcastico e pure di drammatico che Prokofiev ha voluto in partitura. Ecco la valorizzazione stilistica del Do maggiore. Uragano di applausi e pioggia di fiori dal loggione, cui la Martha risponde sorridendo e concedendo come bis un brano giocoso di Domenico Scarlatti.

Il secondo tempo della serata è stato un monumento all’arte interpretativa, un omaggio alla bellezza della voce orchestrale, un cimento con la varietà di timbri e dinamiche: veniva eseguita per la prima volta a Ferrara la Quinta sinfonia in Do diesis minore di Gustav Mahler (negli ultimi 5 anni l’unica sinfonia del compositore boemo suonata nella città estense è stata la Prima “il Titano” con l’Orchestra Città di Ferrara) e qui la Lucerne ha proprio dimostrato di essere se non la migliore, fra le migliori del mondo: cambiata la spalla (primo violino con la Argerich era Gregory Ahss, che ha passato il testimone, in Mahler, a Sebastian Breuninger) Nelsons ha dato l’attacco alla Marcia Funebre facendo sgorgare il suono dal silenzio come un monito che venisse da lontano; poi via con un’esecuzione coinvolgente, da emozioni forti, tanto erano bravi e tanto era coinvolto lui, il direttore. Occorre qui citare anche il cornista Alessio Allegrini, che sempre e principalmente nello Scherzo ha reso mirabile la voce del suo strumento, una stupenda prestazione. Chiusura fra le ovazioni e pioggia di fiori dal loggione. Meritati.

Athos Tromboni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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