La Nuova Ferrara

Scapadizz sì ma anche amanti del territorio

di MARGHERITA GOBERTI

La compagnia di Masi San Giacomo valorizza il dialetto ed al contempo organizza tutti gli spettacoli a scopo benefico

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di MARGHERITA GOBERTI

L. a Compagnia dialettale I Scapadizz nasce a Masi San Giacomo all’inizio del 1995. Però già da tempo nella frazione masese si progettava di costituire un gruppo teatrale che si dedicasse al vernacolo locale, un po’ per tenere viva la parlata semplice e genuina della gente, ritenuta un valore culturale, un po’ per tentare di incrementare le occasioni di aggregazione per una piccola comunità rurale quale Masi San Giacomo, che rischiava altrimenti di perdere la propria identità.

L’incendio sviluppatosi nella cappella della Madonna delle Grazie, della chiesa parrocchiale locale, in prossimità delle feste natalizie del ’94 e la conseguente necessità di raccogliere fondi per la ristrutturazione, diedero l’impulso alla costituzione della compagnia.

«I pionieri, dieci persone in tutto, compreso il regista e la truccatrice - racconta Valentina Verri, che coordina il gruppo ma non vuole avere un ruolo di comando -, partirono per questa avventura con tanto entusiasmo ma poca esperienza di recitazione. Il gruppo per età e mestieri dei suoi componenti si presentava molto eterogeneo, condizione quindi ideale per poter crescere».

Vista la situazione, si decise di chiamare la compagnia I Scapadizz, che tradotto in italiano significa «Discoli o birichini, ma nel nostro caso era più giusto il termine pazzerelli, a sottolineare l’incoscienza dell’iniziativa».

Nel corso degli anni c’è stato un alternarsi di attori all’interno del gruppo, nel frattempo arricchitosi di nuovi ruoli, con l’arrivo di un tecnico per luci e suoni e qualche volontario “fisso” per le scenografie ed i trasporti, portando così lo staff a quattordici componenti.

Le prime rappresentazioni, con ingresso ad offerta libera, furono orientate dunque per contribuire al restauro della cappella bruciata, ma anche in seguito I Scapadizz hanno continuato seguendo lo stesso spirito di solidarietà e hanno provveduto, con i fondi ricavati durante i successivi spettacoli, ad acquistare alcuni lettini per un ospedale pediatrico che si trova in India. Questo progetto si è poi concretizzato nell’adozione, che ancora prosegue, di alcuni ragazzi che risiedono a Jharkhand, una cittadina che si trova sempre in India. Hanno poi pensato alle necessità del nostro territorio ed queste iniziative hanno aggiunto il sostegno di alcune Onlus del territorio Ferrarese.

«La compagnia teatrale dialettale - prosegue la Verri - dagli inizi ad oggi ha vissuto una notevole evoluzione, anche dal punto di vista programmatico. Infatti, siamo passati a portare le commedie soprattutto in teatri locali, con tre repliche l’anno, nel territorio comunale, fino ad una decina di rappresentazioni spostandoci nelle feste e sagre paesane dei centri limitrofi a Masi San Giacomo e Masi Torello, per passare, poi, alle rassegne teatrali dialettali della provincia, fino a calcare prestigiosi teatri quali la sala Estense a Ferrara, il De Micheli di Copparo, il Verdi di Porotto ed altri ancora».

Il repertorio della compagnia I Scapadizz è sempre stato quello classico, ovvero quello di vecchie sceneggiature scritte negli anni ’50 e ’60 da nomi indimenticabili che hanno fatto la storia della letteratura dialettale ferrarese, ovvero Pitteri, Forti, Celati, Marescotti Spadoni e Frignani. Solo recentemente il gruppo si st dedicando a copioni più giovani con tematiche più moderne legate alle problematiche dei nostri tempi, di cui è maestro lo scrittore Carlino Soavi che ne ha già firmate oltre cinquanta. Il più vecchio del gruppo, sia come età che come militanza, è Romano Mingozzi, mentre l’ultimo arrivato è Sandro Mingozzi.

La compagnia crede talmente nel ruolo di custode del vernacolo che, attraverso un suo attore, riesce anche a fare promozione lavorando con un gruppo di ragazzi delle scuole medie di Masi Torello, i quali poi interpretano loro stessi qualche commedia, divertendosi moltissimo.

«Anche in casa mia si parlava sempre dialetto - ricorda la Verri - e per questo sono cresciuta con la musicalità delle sue cadenze e dei suoi accenti. E poi, non c’è nulla come il dialetto che sia in grado di rendere solo con qualche parola un sentimento, una situazione anche paradossale oppure divertente. È nei giovani la speranza di far proseguire nel tempo l’attività del nostro gruppo ed è a loro, che rappresentano comunque il futuro della società, che vogliamo trasmettere prima l’amore per il dialetto e poi il nostro entusiasmo. Ma se una cosa non si conosce a fondo, non si può certamente apprezzare e per tale motivo questo nostro impegno proseguirà fino a quando avremo una nuova generazione a cui affidare il nostro piccolo, ma importante, patrimonio culturale costruito su validi valori tra cui quello della solidarietà».

4, continua

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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