La Nuova Ferrara

Le arti figurative trovano letteratura e poesia

di CARLO BASSI
Le arti figurative trovano letteratura e poesia

L’architetto Carlo Bassi ci guida alla singolare esposizione “Il manichino e i suoi paesaggi” che inaugura oggi alle 18

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di CARLO BASSI

P. enso che sono almeno due le ragioni che fanno della mostra dedicata a “Il manichino e i suoi paesaggi” alla palazzina di Marfisa d’Este un unicum difficilmente replicabile. La prima: averla pensata e proposta in simbiosi con la mostra grande dei Diamanti. La seconda: averla immaginata dentro agli ambienti della preziosa residenza rinascimentale vicino e insieme a quegli arredi che sono parte delle atmosfere di tutto un periodo dechirichiano (penso alla serie di opere dedicate ai “mobili in riva al mare” o ai “mobili nella valle”, ad esempio)

È dunque con ammirazione che guardo a questi luoghi così allestiti, perché ci fanno vivere con una intensità tutta particolare e irriproducibile la carica magica che ha questo momento della storia della pittura e non solo della pittura.

Siamo infatti in quella fase della storia in cui si realizza, novità assoluta, l’identificazione delle ragioni delle arti figurative con quelle della letteratura e della poesia: e a Ferrara non solo si terrà a battesimo la pittura che de Chirico vorrà definire “metafisica”, ma anche la prosa del primo romanzo di De Pisis che, come ebbe a definirla il giovane maestro, sarà “prosa metafisica”.

I manichini nella palazzina di Marfisa d’Este saranno dunque da ricordare non solo come commento, corredo, o, se vogliamo, didascalia della mostra grande dei Diamanti, ma come ripensamento dell’origine di una invenzione che ha segnato in modo definitivo tutta l’arte e la poesia del secolo breve.

Bisogna dire che tutto nasce dal segreto sentire di Linda Mazzoni e Claudio Gualandi, grafici di grande levatura, che in lunghi anni di appassionate ricerche hanno popolato le stanze della loro casa-studio con presenze che compaiono davanti al visitatore ad ogni apertura di porta e all’ignaro ospite tolgono spesso il fiato.

A questa moltitudine di figure apparentemente mute Linda e Claudio hanno dedicato l’anno scorso un libro bellissimo di grande formato e adesso le hanno trasferite, collocandole in un nuovo paesaggio, secondo una “narrazione metafisica”, nei luoghi più significativi di questa preziosa reggia ai limiti di un giardino fiorito di rose antiche, che le signore del Garden Club curano con passione amorevole.

Così manichini storici di preziosa fattura abbigliati secondo i loro tempi convivono con figure modernissime dai gesti esagitati e presenze provenienti da laboratori scientifici (gentilmente prestate) sembrano riprodurre le asperità della fantasia compositiva del pittore così come la vediamo nelle opere che hanno i titoli famosi di “Ettore e Andromaca”, “Il figliol prodigo”, o le ferraresissime “Muse inquietanti”.

Nella quiete delle stanze vigilate da tante presenza silenziose (anche un paggio sontuosamente abbigliato controlla una porta del palazzo) in certe ore del giorno se si tende l’orecchio e si dispone l’animo con intelletto d’amore si può sentire il rimbalzo della pallina da tennis giocata nei campi adiacenti alla palazzina.

E sarà immediata ed emozionante la “percezione metafisica” della sequenza finale di un famoso film di Antonioni.

Un intervento a conclusione del percorso della mostra curato in particolare da Maria Livia Brunelli vuole dare autonomia a questo itinerario nelle sale della palazzina.

Vuole proporre cioé attraverso la presenza di tre artisti: Milena Altini, Jolanda Spagno e Mustafà Sabbagh come la carica metafisica dei manichini possa evolvere e arrivare a far parte, o a configurare, paesaggi nuovi modellati sullo spirito dei tempi.

Non sono più messaggeri del mistero dell’attesa, dell’enigma delle ombre, del silenzio dell’ora che passa, ma ci appaiono come un affollarsi di esseri che non conosciamo e che ci passano davanti, come ha intuito Apollinaire, del tutto ignoti e lontani.

Per concludere direi che Linda Mazzoni e Claudio Gualandi hanno fatto un’operazione intelligente e bellissima e che Maria Livia Brunelli ha voluto, con una visione “avanti” dettata dai tre artisti che concludono con le loro opere la mostra, suggerire quali potranno essere i futuri nuovi paesaggi nei quali i manichini potranno essere protagonisti.

Inaugura oggi alle 18 la mostra “Il manichino e i suoi paesaggi. Una storia (quasi) metafisica”, la prima mostra in Italia sulla storia del manichino, che parte dall’omonimo libro di Linda Mazzoni e Claudio Gualandi. L’esposizione sarà aperta fino al 13 marzo 2016 alla

palazzina Marfisa d’Este, in Corso Giovecca 170, a Ferrara.

Per informazione e contatti:

Claudio Gualandi, studiogualandi@tin.it o tel. 333 2924974;

Maria Livia Brunelli, mail mlb@marialiviabrunelli.com o tel. 346 7953757.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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