Dix nei panni del “Malato immaginario”
L’attore interpreta con intelligenza e ironia la paura e la solitudine del nostro tempo ben “anticipata” da Molière
Un autore tra i più celebri della storia del teatro come Molière. Un personaggio che è diventato prototipo di un esemplare umano piuttosto diffuso. Un attore eclettico e sorprendente come Gioele Dix. Tre validissime ragioni per non perdere lo spettacolo che va in scena al Teatro Comunale di Ferrara da oggi a domenica 1 per la stagione di prosa. “Il malato immaginario” di Molière presentato in una produzione diretta da Andrée Ruth Shammah che riprende l’allestimento che negli anni ’80 fu cavallo di battaglia dell’indimenticabile Franco Parenti. Nei panni del malato, volontariamente confinato in un limbo odoroso di unguenti e medicinali, Gioele Dix (che in quella storica edizione sosteneva il ruolo del giovane Cleante), interpreta con intelligenza e ironia la paura e la solitudine del nostro tempo, il bisogno di difendersi dal mondo esterno e di fuggire le responsabilità dell’esistenza, la perdita di fiducia in se stessi e nei propri simili, affiancato dalla bravissima Anna Della Rosa, nei panni di Tonina, capace di amare il padrone secondo i suoi umori e subirne le invettive, e da un gruppo di eccellenti attori. L’impianto scenico resta quello creato da Gianmaurizio Fercioni negli anni ’80: una stanza di tulle nero, inscatolata in una cornice grigia, priva di tendaggi, di segnali di benessere borghese e di eleganze barocche, dominata unicamente dalla rossa poltrona del malato, luogo in cui si consuma il vizio maniacale di Argan. Il malato immaginario (Le Malade imaginaire), è una Comédie-ballet in III atti, del drammaturgo francese Molière. Da ricordare che nel XVII, in Francia, il termine “immaginario” significava pazzo. Tutti e tre gli atti sono seguiti da altrettanti intermezzi. La Pièce venne rappresentata per la prima volta a Palais-Royal 10 febbraio 1673, dalla “Troupe de Monsieur, frère unique du Roi”, con le musiche di Marc-Antoine Charpentier, e coreografie di Pierre Beauchamp. L’opera è quasi una biografia del drammaturgo. Intesa dal suo autore come una farsa, è inframmezzata da intermezzi musicali e balletti giustapposti alla commedia, inseriti all'unico scopo di compiacere i gusti di Luigi XIV, lasciando però intatta la struttura dell’opera. Scritta nell’ultimo anno di vita di Molière, la commedia è intrisa di realismo. Lo stesso protagonista, che si presenta come un classico personaggio farsesco, pronuncia a tratti affermazioni lucide e ragionevoli, mostrando un cinismo e una disillusione che tradiscono le amare riflessioni dello stesso autore, il quale approfitta delle occasioni comiche offerte dalla trama per introdurre in modo inaspettato un’aspra denuncia della società.
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