La Nuova Ferrara

“Pupilla” lascia perplesso il pubblico dell’Abbado

Timidi applausi, tante domande. Brave le ballerine, splendidi i costumi ma qualcosa non convince

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Non un’ovazione, ma un applauso poco convinto, da parte di un pubblico perplesso, per decretare la fine di uno spettacolo che ha lasciato domande alle quali, per diversi minuti, con confronti diretti, nell’atrio del teatro comunale Abbado di Ferrara, si è cercato di rispondere. Difficile recensire Pupilla, coreografia ormai ultratrentennale di Valeria Magli, proposta per la prima volta nel 1983 e riprodotta nel 2014 con le ballerine di Dancehaus Company Italia che mercoledì ha, non completamente, affollato la platea del teatro comunale estense. Uno spettacolo di sessanta minuti, che a tratti sono sembrati non scorrere mai, dove si è proposta la danza contemporanea, ma di quest’arte si è visto non troppo, a parte alcune movenze che hanno comunque messo in luce un’ottima preparazione artistica delle tre dancers che hanno sinuosamente interpretato su musiche di Debussy, Fauré, Hidalgo, Nevin, Orth e poesie di Ball, Graffi, Paolozzi, Pascoli, Prassinos, Saba, i cinque quadri che hanno costituito la nuova coreografia del 2014. Un palcoscenico tutto al femminile, sul quale si sono mosse Chiara Monteverde, Armida Pieretti e Susan Vettori, ed alla ribalta del quale, come novità assoluta è stato proposto l'ultimo quadro, per la produzione 2014, dove l’immaginario femminile è portato ai suoi limiti fisici, psicologici e perché no, anche erotici.

Un plauso ai costumi, che nella contemporaneità della coreografia hanno comunque dato l’impressione di un movimento, di un’ambientazione dei primi anni del secolo scorso, dove l’arditezza dell’età adulta si mescolava con la candida semplicità, ma la curiosità del sé, del proprio corpo e del proprio io, degli abiti della post infanzia, ormai rivolta all’adolescenza.

Un percorso di luci, colori, provocazioni, suoni che non hanno convinto del tutto il pubblico, lasciandolo perplesso e con molte domande su come definire lo spettacolo. E su questo, sulla contemporaneità di intenti, una destrutturazione della danza, fusa con le luci, i suoni, le parole, in un’atmosfera con possibili, evocativi segni di futurismo, il pubblico ha lasciato il teatro con la sensazione che dello spettacolo non si sia comunque percepito qualcosa di importante per la troppa contemporaneità dell'intento.

Maria Rosa Bellini

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