Costa dà voce ed espressione a Schlemihl
Quattro recite in due week-end per “Una vita senz’ombra” di Giulio Costa sul palco di Ferrara Off. La vicenda raccontata dal regista e attore di Arkadiis è tratta dal romanzo del narratore e poeta...
Quattro recite in due week-end per “Una vita senz’ombra” di Giulio Costa sul palco di Ferrara Off. La vicenda raccontata dal regista e attore di Arkadiis è tratta dal romanzo del narratore e poeta Adalbert von Chamisso Storia straordinaria di Peter Schlemihl, pubblicato nel 1814 e divenuto testo di riferimento del romanticismo tedesco. Costa riscrive in linguaggio contemporaneo il racconto di Chamisso, con sostanziale fedeltà all’originale, salvo piccole omissioni e variazioni funzionali alla drammatizzazione del testo teatrale.
Costa entra in scena nel buio completo: unica luce quella da fuori del Teatro Off, a creare una penombra in cui si intravede solo la sagoma dell’attore; appena entrato si toglie le scarpe; poi avanza fino al centro del palcoscenico e comincia, nella penombra, la narrazione dello sbarco di Schlemihl, la sua partecipazione a una festa nuziale, l’incontro con il Signore in grigio, la vendita dell’ombra. A questo punto un fascio di luce illumina l’attore e la narrazione procede con cadenze da lettura, gestualità solo essenziale, ma intonazione e dinamica della voce perfettamente espressive di apprensioni, stati d’animo, esaltazioni, dubbi, rimorsi, desideri e delusioni; insomma, tutto il bagaglio delle emozioni umane.
È molto bravo Costa a dare alla figura di Schlemihl quello spessore drammatico che serve per tenere alta la tensione narrativa e vigile l’attenzione del pubblico; è vestito completamente di grigio, alter-ego simbolico del Signore che ha comprato l’ombra di Schlemihl e vorrebbe la sua anima; è scalzo perché è più facile far pensare che avrà indosso gli Stivali delle sette leghe quando sarà il momento, piuttosto che le scarpe, in quanto neanche la fantasia fertile del più fantasioso spettatore penserebbe che quelle scarpe potessero rappresentare gli Stivali.
Piccoli accorgimenti di regia e scenografia che denotano - nella essenzialità e tutto sommato povertà dell’allestimento - l’attenzione dell’autore e interprete alla cura delle nuances e dei particolari, anello di congiunzione fra raziocinio ed emotività, il nesso che rende coabitabili realtà e immaginazione. Cioé qualcosa di inafferrabile eppure concreto. Come l’ombra.
Athos Tromboni
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