Una nuova scoperta: spunta un blocco del I secolo d.C.
Il ritrovamento effettuato negli scavi a Comacchio. L’enorme ed integro manufatto è decorato, forse era un faro
COMACCHIO. Nuovo sensazionale ritrovamento archeologico venuto alla luce ieri, in una lunga giornata di scavo nei pressi del sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, in territorio di Comacchio, dove un anno fa è emersa dal terreno una nave lignea tardo-romana. Un grosso blocco di pietra integro, del peso di quasi 2 tonnellate, decorato su 3 lati, è stato portato in superficie dall’archeologo Mario Cesarano e dallo staff di studiosi e volontari che dallo scorso anno segue il funzionario (da poco approdato dalla Soprintendenza Emilia Romagna a quella campana).
«La faccia principale del basamento – racconta lo stesso Cesarano, pure direttore scientifico dello scavo -, è decorata alle due estremità in alto da 2 crani di bue, ai quali è appesa una ghirlanda sormontata da una patera, ossia un piatto usato nell’antichità per i sacrifici. Sulle due facce laterali ci sono 2 corone di alloro. Si tratta di simboli che veicolavano un messaggio chiaro, quello dell’ideologia del principato, a partire dall’imperatore Augusto».
In serata il massiccio blocco di pietra è stato recuperato e trasportato nei magazzini dell’istituendo museo archeologico del territorio, che sorgerà all’interno dell’ex-Ospedale settecentesco degli infermi.
A un esame preliminare sembra che il reperto archeologico possa datarsi all’età Giulio-Claudia (tra il 30 e il 50 d.C). Anche gli altri mattoni, rinvenuti sempre nello stesso scavo in località Motta della Girata, a circa un chilometro dal sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, sono stati prelevati e trasportati a Comacchio, tutti destinati al restauro, prima di essere esposti nella nuova struttura museale.
«I rinvenimenti odierni – osserva Cesarano -, inducono a rivedere l’interpretazione storica del primo basamento scoperto in quest’area nel 1976 da Giovanni Uggeri e dalla moglie Stella Petitoni. Non è escluso che si trattasse di un faro al servizio di un porto fluviale, ma il monumento scoperto oggi vicino al primo basamento è di importanza notevole, perché reca segni evidenti di propaganda del centro di potere».
«Ringrazio – chiude Cesarano - gli archeologi Marco Bruni e Giovanni Petrucci, la giovane Federica Ardigò, il volontario Ermanno Molinari e il sindaco Marco Fabbri per il supporto».
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