La Nuova Ferrara

il racconto di vincent zandri - TeRZa puntatA

Il mio primo incontro con il popolare scrittore Roger Walls

“Ho un frammento di proiettile a punta cava calibro 22 conficcato vicino alla corteccia cerebrale. Di tanto in tanto mi provoca degli svenimenti, soprattutto nei periodi di forte stress. Oppure...

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“Ho un frammento di proiettile a punta cava calibro 22 conficcato vicino alla corteccia cerebrale. Di tanto in tanto mi provoca degli svenimenti, soprattutto nei periodi di forte stress. Oppure altera il mio processo decisionale. Se all'improvviso decidesse di spostarsi, potrei morire. Anche ora, su questa poltrona. È una gran rottura sapere che puoi crepare da un momento all’altro, ma apprezzi di più il tempo che ti resta”.

“Davvero confortante” dice, sollevando gli angoli della sua graziosa boccuccia. “Spero che quel frammento di proiettile non comprometta le sue prestazioni”.

Sorrido. “Le mie prestazioni sono impeccabili”. Bugia. Ma chi se ne frega. Quel sorriso, prima accennato, adesso va da orecchio a orecchio. Nel mettersi comoda in poltrona, appoggia le mani sui braccioli, e la giacca si apre mostrando una camicetta aderente di seta nera, sbottonata quanto basta per lasciar intravedere un décolleté di tutto rispetto e un push-up di pizzo nero. Victoria’s Secret.

“Non sono interessata a quel tipo di prestazioni” chiarisce. “Sono interessata alle prestazioni di Dick Moonlight, detective privato”.

“Mi piace come lo dice”.

“Come dico cosa?”. “Dick”.

Rimaniamo seduti senza parlare. Le sue ciglia sfarfallano. Quello che per qualcuno potrebbe essere un silenzio imbarazzante, per me è divertentissimo. Moonlight il rompipalle. “Che ne dice se arriviamo subito al nocciolo della questione?” domanda poco dopo l’agente.

“Magnifico” rispondo, accavallando le gambe, lo stivale sopra i jeans. “Coraggio, Lady di Ferro”. Sposta lo sguardo verso la vetrata, come se guardare fuori sulla valle dell’Hudson la aiutasse a pensare.

“Conosce il poeta e romanziere Roger Walls?”

Mi prendo qualche secondo per pensarci, anche se a dire la verità non è affatto necessario.

Certo che conosco Roger Walls! Venne in visita alla mia Università nei primi anni Ottanta; ero all’ultimo anno e stavo per laurearmi in letteratura inglese. Avevo giurato solennemente che non sarei mai andato a lavorare nelle onoranze funebri di mio padre e che invece sarei diventato un autore di fama internazionale. Come Hemingway, Mailer o Walls. Quel figlio di puttana di Roger Walls. Seduto davanti alla perfetta Suzanne Bonchance, la mia mente va al meno perfetto poeta/romanziere con tanto di sahariana trasandata sui Levi’s logori e un paio di stivali da cowboy Tony Lama. Non mi pare fosse molto alto, ma aveva un torace grosso e prominente, barba e capelli neri che immagino saranno ormai grigi. Era uno scrittore maledetto. Quando arrivò all’Università per il reading era sbronzo, e lo era ancora di più quando si presentò sul palco con una bottiglia di Jack Daniels. Una mossa audace che fece rizzare i peli del culo ai prof conservatori, imbalsamati e con la puzza sotto al naso del Providence College, mentre gli studenti lo acclamarono con una standing ovation.

“Coltelli, Pistole e Puttane. La pupa omicida. Assassina nata” elenco, ricordando soltanto alcuni dei crudi, erotici e violenti libri di Walls. “Walls ci sa fare con le donne, i suoi titoli parlano chiaro”. Moonlight il critico letterario.

Vincent Zandri

3, continua

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