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Elisabetta, da Bompiani alla Nave di Teseo

Elisabetta Sgarbi
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Elisabetta Sgarbi

La Sgarbi fa salpare la nuova impresa dalla casa di Ro. Tanti scrittori, molti sostenitori, ma col passo della piccola azienda

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FERRARA. Dopo l’insanabile incomprensione con Marina Berlusconi, lunedì scorso è franata Elisabetta Sgarbi. L’ex direttore editoriale della Bompiani ha deciso di rassegnare le dimissioni a favore di un nuovo progetto editoriale, La Nave di Teseo, annunciato al mondo dalla villa di Ro, dove sono accorsi amici intellettuali e giornalisti. Il marchio che richiama ideali mitici, è stato finanziato dagli stessi scrittori, dagli affezionati alla scuderia che oltre ai significati di una vita hanno lasciato alle pagine future il denaro necessario.

Alla faccia di chi viene criticato perché si pubblica da sé: l'altro ieri si è concretizzato un enorme atto di coraggio, alla pari di quello di Valentino Bompiani, lo "zio Vale" a detta di Umberto Eco, che fondò la casa editrice nell'anno del crollo di Wall Street, nel 1929. E magari lo fece proprio in barba alla cattiva sorte.

La linea del fondatore era stata seguita fedelmente da Mario Andreose, colui che volle a ogni costo la giovane Elisabetta al suo fianco e che ne ha fatto la sua erede, per tenacia, capacità e per la sua inesauribile dedizione alle parole.

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Si tratta di professionisti forse ineguagliabili nel settore; infatti, oltre a lei, si sono associati anche Andreose e il promettente Eugenio Lio, non a caso passati insieme per Ferrara, alla libreria Ibs+Libraccio, in data 19 settembre. E fu un sabato premonitore, condiviso con pochi adepti.

Elisabetta Sgarbi, in quell'occasione, aveva manifestato una profonda preoccupazione per ciò che la cosiddetta "Mondazzoli", ossia l'acquisizione di Rcs Libri a opera del gruppo Mondadori, stava significando sul mercato dei libri con gli inaspettati licenziamenti di Riccardi e Franchini da parte del colosso di Segrate, a poche ore di distanza l'uno dall'altro. Il passato politico, però, parrebbe non centrare: la Berlusconi neanche avrebbe tentato di trattenerli.

Quello che ha fatto brillare la scintilla è stato il diniego di fronte alla richiesta della Sgarbi di mantenere per il suo staff autonomia editoriale e gestionale, perdendoci così pure un possibile Meridiano dedicato a Eco. Dal canto suo, La Nave di Teseo prevede per il 2016 addirittura 51 titoli in uscita, con sede operativa a Milano, in via Jacini 6, per gentile concessione di Francesco Micheli. La distribuzione e i servizi commerciali saranno curati dal Gruppo Feltrinelli e da Messaggerie, grazie a Carlo Feltrinelli e Stefano Mauri, i quali riconoscono nel rilancio "sgarbiano" uno spessore senza ombre, per quanto l'azzardo in qualsiasi evento finanziario sia d'obbligo. Se la solidità di un brand si dovesse leggere dal nome, allora si spera che la scialuppa idealista non affondi e vinca sugli oltre ottant'anni di tradizione della corazzata Bompiani. O almeno sull'eco che ne rimane. Il mito italiano, di più, occidentale che tutto debba per forza cominciare dall'immediatezza di un logo, da uno slogan accattivante, deve essere sfatato.

La Nave di Teseo si è presentata attraverso le firme che la distingueranno nel mare magnum dell'editoria, cognome dopo cognome: Umberto Eco sulla prua, seguito da Sandro Veronesi, Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun e dai favorevoli Claudio Magris, Nuccio Ordine, Mauro Covacich, Hanif Kureishi, sino a Michael Cunningham.

Dentro la Nave s'incontra subito il rispetto per la diversità delle idee, per lo spirito democratico che circolava nella vecchia Einaudi o nella Sellerio di Sciascia: la propensione proficua al confronto tra una ciurma di argonauti del Ventunesimo secolo che hanno rifiutato l'appiattimento mentale.

La monolitica "Mondazzoli" non gioverà al pluralismo delle identità, a una varietà culturale che nemmeno intende sacrificare una minoranza come la poesia, che sarà data di sicuro alle stampe, parola della Sgarbi.

Matteo Bianchi

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