«Pubblico convocato a un’esperienza comune»
L’attrice Isabella Bordoni protagonista a Ferrara Off si racconta e racconta il suo spettacolo
La nota performer, artista visiva e sonora nonché autrice e poetessa Isabella Bordoni, domenica alle 18 al teatro FerraraOff, inaugura alla presenza dell’assessore alla Cultura Massimo Maisto, lo spazio adiacente alla sala teatrale con una performance poetico sonora ad ingresso gratuito dal titolo: “Fortuna” rielaborata per l’occasione. Agli spettatori si chiederà di portare da casa una coperta e una tazza, facendosi complici di un momento di poesia, incontro e condivisione di una vera e propria esperienza dell’ascolto.
Cosa potremo vedere, o meglio “sentire”, domenica pomeriggio?
«Credo di potere dire che Fortuna è una riflessione amorosa su una genealogia femminile che attraversa il tragico e nel tempo, da una nascita all’altra elabora la tragedia attraverso la tenerezza».
Com’è riuscita a trasformare un’opera realizzata in origine per la radio, in una proposta teatrale?
«Questo allestimento di Fortuna è teatrale in quanto convoca il pubblico ad un’esperienza in comune, cioè a un rito elementare di comunità che ciascuno farà innanzitutto per conto proprio e che pure è collettivo perché si condividono lo spazio, il tempo e i modi di quest’esperienza. Rimane quindi la natura prettamente acustica di Fortuna, ma lo spazio che la ospita assume dei canoni che per estensione sono definiti teatrali». Una teatralità tuttavia che non risiede nella forma spettacolo, quanto piuttosto in una cerimonia elementare dell'accoglienza, del prendere posto, del mettersi accanto, del raccogliersi all'ascolto».
L’arte e l’artista, che funzione hanno nel panorama contemporaneo?
«Vorrei dire, quello di una avanguardia poetica, quindi inevitabilmente civile. Ma questo è ciò che chiedo io di essere all’arte, e io sono definitivamente minoritaria. Avverto invece da tempo che il discorso pubblico, le narrative del contemporaneo, hanno chiesto all’arte di introiettare modelli linguistici, economici e imprenditoriali, che spesso non gli competono».
Che rapporto ha con la città di Ferrara?
«Ho un rapporto antico, rarefatto e lontano nel tempo e uno più recente, ed entrambi hanno a che fare con un incontro. Quello antico insegnava, a me ragazza, alcune possibilità contemplative del vedere. Era il 1986 e io conobbi per caso, James Rosen. James Rosen è un pittore statunitense che era allora in residenza artistica a Ferrara. Rosen e Ferrara hanno composto tra loro una mappa di sguardi e di affetti di cui oggi capisco alcune importanti conseguenze su di me».
Nel suo recente periodo ferrarese le sono successi degli episodi particolari?
«Una cosa interessante della mia permanenza a Ferrara per la preparazione di Fortuna, è stata la modalità di comunicazione di questo appuntamento. Ho disegnato un'area intorno al luogo dove si trova la sala di FerraraOff e ho individuato dei tragitti di andata e ritorno, che ho percorso quotidianamente variandoli. Mi sono fermata nei panifici, nei bar, nei negozi, negli alimentari a fare la spesa, o a parlare con i commercianti e dove c’erano, anche con gli altri clienti, per salutarci con l’invito a venire ad ascoltare Fortuna. Mi ha aiutata avere un invito stampato da lasciare...».
Vincenzo Iannuzzo
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