Vasco, un nuovo ritorno alla ricerca di intimità
Brondi o Le luci della centrale elettrica live in spazi raccolti, compresa Ferrara «Ho una doppia personalità: amo sia l’assalto delle folle che le serate da solo»
di SAMUELE GOVONI
V. asco Brondi, ovvero l’uomo, l’artista che sta dietro Le luci della centrale elettrica, sta per tornare. Diciannove concerti, molti dei quali già sold out, lo vedranno impegnato tra fine e inizio anno. A Ferrara arriverà l’11 dicembre e si esibirà alla sala Estense, uno spazio piccolo e raccolto dove andrà in scena “con la chitarra e il computer”. Il conto alla rovescia è cominciato, mancano meno di due settimane. Aspettando il suo ritorno lo abbiamo contattato e intervistato per voi.
Sembrava che il tour fosse finito e invece... perché hai voluto aggiungere delle date?
«Il motivo direi che è semplice - risponde -, voglia di suonare e di sperimentare questa atmosfera così diversa dai grandi club o dai palazzetti in cui ho suonato per il tour di Costellazioni. Abbiamo costruito un concerto minimale ma molto vario, si alterneranno atmosfere elettroniche e atmosfere da balera. Useremo chitarre acustiche, chitarre elettriche, loop station, distorsori e un computer. La canzoni proprio nella versione in cui nascono e arrivano nude al mondo. Volevo avere la possibilità di riprendermi anche questa dimensione intima, andare un po’ contro all’idea che più diventi conosciuto più le persone che vengono al concerto sono lontane dal palco e ti vedono minuscolo a cento metri da loro».
Album e tour Costellazioni è stato un successo, come va?
«Benissimo, da un certo punto di vista inaspettatamente è stato più difficile fermarsi che continuare a suonare, riprendere la vita reale fuori dal palco ma ci sono riuscito. È un lavoro strano che ha un momento di intimità in cui hai un momento di massima esposizione, in cui per mesi sei un frontman davanti a migliaia di persone ogni sera, interviste, assalti di piccole folle e un altro momento di totale intimità, in cui sei solo a casa che leggi e scrivi e a volte ti aspetti aprendo una porta di sentire il boato di quando arrivi sul palco invece succede nulla. In realtà per quanto discordanti amo e ho bisogno di entrambi i momenti; forse ho una doppia personalità tra pseudo rockstar e topo da biblioteca».
Che importanza hanno autori come Celati e Tondelli, per te e la tua musica?
«Mi viene sempre da dire che la mia cartina geografica dell’Emilia è stata disegnata dai libri, dai dischi e dai film che rendevano protagonisti quei posti che sembravano anonimi, sembravano luoghi in cui niente sarebbe potuto succedere. Mi hanno fatto scoprire il posto in cui vivevo e da cui volevo ovviamente andarmene in fretta. Come quando ho sentito una canzone di Lucio Dalla che diceva “Tra Ferrara e la luna” e non ci potevo credere. Tutte queste opere sono state per me come un libretto d’istruzioni scritto in modo poetico. Piazza Verdi e la coda per la mensa dell’Università di Bologna disegnata da Pazienza in “Pentothal”. Le mitiche avventure del Posto Ristoro, il bar vicino alla stazione di Correggio descritto da Tondelli in Altri libertini. Le case misere ma fiere abbandonate in mezzo alla campagna e fotografate da Ghirri. Il diario allegro e disperato del viaggio a piedi sull’argine del Po scritto da Celati. Una passeggiata sulle mura di Ferrara in un inverno del ’44 descritta da Bassani che potrebbe essere dell’inverno scorso o del prossimo. Ferrara sempre identica in bianco e nero nel ’50 nel primo film di Antonioni e a colori nel ’95 nell’ultimo. Ho fatto viaggi di pochi chilometri nei posti meno turistici del mondo e mi sono sembrati bellissimi, cercando i luoghi che leggevo sui libri; posti insignificanti diventavano leggendari. I Cccp che dicevano “Non a Berlino ma a Carpi”. Ho capito che pure Ferrara andava benissimo, anche qui possono succeder le cose».
Chi è “Le luci” oggi? Se ti guardi indietro cosa vedi?
«Ho iniziato a fare questo strano lavoro che avevo 20 anni e adesso ne ho 30, sono cresciuto suonando la chitarra e cantando e quasi non me ne sono accorto. Quella che cambia è soprattutto la percezione che gli altri hanno di te ma io sto bene quando sono a Ferrara, proprio perché essendo la mia città le persone mi conoscono più, perché ho fatto il barista al Korova per anni piuttosto che per il disco è primo in classifica. Poi i ferraresi sono più discreti, non mi fermano per strada, non devo parlare di musica, non fanno richieste assurde e niente foto, in questo momento è il posto ideale. Spesso - chiude Vasco - se uno è timido o un po’ schivo viene frainteso invece a Ferrara non succede perché siamo tutti timidi e schivi! Infatti mi trattano tutti come una persona normale e ci ho messo un po’ di anni a capire che è la cosa più bella che ci sia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
