La bellezza offerta da Léveillé sul palco del Teatro Abbado
Silenzio! Va in scena la bellezza. Ce la offre Daniel Léveillé con il suo spettacolo di danza “Solitudes Duo” sul palcoscenico del Teatro Abbado. Il coreografo canadese ha chiuso con questo lavoro...
Silenzio! Va in scena la bellezza. Ce la offre Daniel Léveillé con il suo spettacolo di danza “Solitudes Duo” sul palcoscenico del Teatro Abbado. Il coreografo canadese ha chiuso con questo lavoro del 2015 presentato in prima assoluta in Italia il ciclo “Focus Québec”. Abbiamo usato la parola “balletto” anziché “danza” non per caso: le cinque scene che si susseguono nei 70 minuti costituiscono un racconto anche se non c’è un libretto né una drammaturgia. Ma “Solitudes Duo” narra la fecondità e la ferocia del rapporto a due: uomo-uomo, donna-donna, uomo-donna. E per farlo si serve di corpi umani seminudi, solo le mutandine sono l’estrema difesa dell’intimità, salvo che nel secondo e l’ultimo quadro dove il torso della donna è coperto da una canottiera, mentre l’uomo solamente in quest’ultimo quadro indossa una maglietta con l’immagine del Che Guevara.
In scena, dunque, la bellezza del corpo umano nella sua essenzialità, sollecitato nelle mille pose del ballo a due, sottoposto allo sforzo fisico quando c’è la lotta e abbandonato nell’estasi del piacere quando c’è l’amore. Simulato in danza ma carnale, stilizzato ma non classicizzato. È dai tempi della Venere di Willendorf scolpita nella creta 25mila anni fa e su su fino alla Grecia classica, per arrivare al famoso Bacio di Auguste Rodin scolpito nel marmo, che il corpo umano è preso a testimone della bellezza. Gli scultori hanno plasmato nella materia muscoli e tendini, espressioni e pose, bellezze e meraviglie. Lo scultore osserva l'uomo e la donna, ne fissa, cristallizzandoli, i canoni estetici al di là del tempo e delle epoche. Questa è rappresentazione. Il canadese Daniel Léveillé fa l’operazione diametralmente opposta, affidandosi all’azione: prende le sculture, le decristallizza, le anima del soffio della vita, la fatica, le emozioni, i sentimenti: dove sta tanta bellezza se si tratta solo e unicamente di corpi seminudi? Sta nei movimenti che sembrano la sequenza di tante sculture, nelle vene rigonfie dallo sforzo, nelle pulsazioni del ventre, nelle costole che disegnano il loro profilo sui torsi tesi allo spasimo, nei muscoli che si inturgidiscono, nel respiro che si fa accelerato, negli abbracci che diventano coito e lotta, accettazione e rifiuto, ostilità e solidarietà, tutto e il suo contrario. Basta saperla guardare con gli occhi della poesia e la si vede, questa bellezza. E adesso citiamoli, questi testimoni, perché lo meritano: hanno danzato Mathieu Campeau, Ellen Furey, Esther Gaudette, Justin Gionet, Brianna Lombardo, Emmanuel Prolux e Simon Renaud. Successo caloroso.
Athos Tromboni
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