Il Comune di Voghiera si prepara a celebrare i 1000 anni di San Leo
Il 14 febbraio 1016 le spoglie del santo giunsero a Voghenza Per la leggenda i cavalli non vollero proseguire il percorso
Un progetto millenario. Il Comune di Voghiera ha un’idea speciale dedicata a San Leo, il patrono della frazione di Voghenza.
Questo progetto nasce dal contatto, sfociato in collaborazione, tra Voghiera e la città di San Leo in Romagna, fondata dal Santo nella seconda metà del III secolo. La storia di San Leo (in origine Leone) parte dalla Dalmazia, dal quale partì per approdare a Rimini, dove era destinato insieme a Marino (fondatore della vetta del Titano nell’omonima Repubblica) per ricostruire la città devastata. I due scalpellini cristiani convertirono molti compagni alla fede. La loro forza non passò inosservata al vescovo Gaudenzio, il quale inviò i due uomini all’evangelizzazione della zona. Leone individuò la zona sul Mons Faretrus, divenuto poi il Montefeltro. La libertà di culto decisa da Costantino facilitò la diffusione del cristianesimo, nonostante Leo divenisse ogni giorno sempre più padre amato e maestro di fede.
La tradizione fa coincidere all’1 agosto del 360 la sua morte. Folle di fedeli continuarono a salire sul monte, rinominato “Petra Sancti Leonis” (Sasso di San Leone). La leggenda nata a Voghenza risale al 1016, quando l’imperatore Enrico II detto il Pio, divenuto in seguito Sant’Enrico, di ritorno verso la Germania dall’incoronazione imperiale a Roma, attraversando il Montefeltro, venne a conoscenza dei prodigi sulla tomba di San Leone. Chiese immediatamente l’autorizzazione al papa di traslarne le reliquie per donarle alla cattedrale in costruzione nella capitale Bamberga.
La leggenda racconta che i cavalli del carro imperiale con sopra le spoglie del santo giunti a Voghenza il 14 febbraio s’impennarono, rifiutandosi di proseguire. Enrico II interpretò l’episodio come un intervento divino, decidendo di far rimanere le reliquie a Voghenza. «A San Leo esiste il coperchio del sarcofago - spiega Maria Elena Bacilieri, responsabile del progetto per il Comune di Voghiera -, mentre a Voghenza il sarcofago. Le reliquie sono contenute in entrambi, come nella chiesa di santo Stefano a Ferrara. A San Leo vi è un pezzo di cranio, mentre a Voghenza ed a santo Stefano non sappiamo quali parti siano contenute. L’idea è di aprirli per svolgere indagini, ma tutto dipenderà da Sovrintendenza e Diocesi».
Il lavoro della dottoressa, iniziato qualche mese fa dal papà Ottorino Bacilieri (deceduto da poco) ha come obiettivo l’organizzazione di una mostra. «In occasione dei mille anni dall’arrivo del carro imperiale, ossia il 14 febbraio - chiude la Bacilieri -, stiamo cercando di realizzare un’esposizione a Voghenza o a santo Stefano, in contemporanea con San Leo. Vi saranno pannelli con storia e iconografia del santo nel suo percorso all’interno delle chiese d’Europa».
Enrico Menegatti
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