Il fascino indiscusso del cabaret anni ’30
Giovedì sera Ingrassia apre la stagione del teatro di Cento «Per tutte le persone la vita si può anche colorare»
La stagione 2015/2016 del Teatro Pandurera di Cento apre giovedì dalle 21 con la terza edizione del musical “Cabaret” per la regia di Saverio Marconi, con maestro di cerimonie Giampiero Ingrassia, gradito ritorno dopo il successo di “Frankenstein Junior” e la strepitosa voce di Giulia Ottonello (quella che fu di Lisa Minelli), vincitrice della seconda edizione di “Amici”. Il testo di Joe Masteroff, basato sulla commedia di John Van Druten e i racconti di Christopher Isherwood, le musiche di John Kander e le liriche di Fred Ebb fanno di “Cabaret” un classico del teatro musicale: «Questo è teatro nel teatro - spiega Marconi- rispetto alle prime due edizioni ha una lettura molto più dura». «È uno spettacolo più sanguigno - continua Ingrassia - scenicamente più scarno per dare risalto ai personaggi, per far rivivere quell’atmosfera del cabaret degli anni ’30, con le ballerine decadenti, la sala fumosa ed i clienti alticci». L’ambientazione di “Cabaret” è infatti la Berlino degli anni ’30, prima dell’ascesa del III Reich, nel trasgressivo “Kit Kat Klub”: il romanziere americano Cliff (Mauro Simone) incontra Sally Bowles (Giulia Ottonello) ed inizia tra i due una tempestosa relazione mentre attorno si intrecciano storie di altri personaggi; nemmeno l’eccentricità del maestro di cerimonie del locale (Giampiero Ingrassia) servirà a distrarre il pubblico dalla furia hitleriana. Il personaggio di Ingrassia rimanda alla cinematografia (il Corvo,Joker): «Il personaggio del maestro di cerimonie è volutamente un disperato rasente alla cattiveria, è un presentatore, e, stilisticamente è stato modificato verso una cinematografia molto attuale».
Ma la vita, secondo Giampiero Ingrassia, può essere un cabaret ?
«La vita è la vita, certo che per i personaggi del musical il cabaret è la loro vita; per le persone la vita si può colorare, può essere una canzone, una poesia, un dipinto».
A che punto della carriera è arrivato Giampiero Ingrassia?
«Dopo 33 anni di carriera - illustra l’attore - posso dire di aver sempre potuto scegliere i ruoli da interpretare e i successi hanno confermato la mia oculatezza».
Ciccio Ingrassia, papà di Giampiero cosa ha lasciato umanamente e artisticamente?
«Una forte eredità, basata sulla fiducia, anche questa una scelta, che si sente nell’anima, ma anche tanti consigli da papà - chiude -, tanto mestiere se pur più nel cinema che nel teatro, per un lavoro meraviglioso come l’attore».
Angela Balboni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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