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Lockenhaus on Tour Concerto cameristico di altissimo livello

Lockenhaus on Tour Concerto cameristico di altissimo livello

Oggi alle 20.30, al Teatro Comunale Claudio Abbado, Ferrara Musica propone un importante concerto cameristico, intitolato Lockenhaus on Tour: ne sono protagonisti la violinista norvegese Vilde Frang...

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Oggi alle 20.30, al Teatro Comunale Claudio Abbado, Ferrara Musica propone un importante concerto cameristico, intitolato Lockenhaus on Tour: ne sono protagonisti la violinista norvegese Vilde Frang - una delle punte del violinismo mondiale, che l’anno scorso ha inaugurato la stagione 2014/2015 di Ferrara Musica - il violista James Boyd, il violoncellista Nicolas Altstaedt e il pianista Alexander Lonquich – più volte ospite delle stagioni di Ferrara Musica, impegnati in un bel programma mitteleuropeo sospeso tra Ottocento e Novecento. Il nome del progetto nasce dall’omonimo festival austriaco di musica da camera, di cui Altstaedt è direttore artistico: nel borgo di Lokenhaus, adagiato nel cuore del parco naturale di Geschriebenstein, si danno appuntamento ogni anno, in estate, decine di artisti di varie nazionalità e di diverse estrazioni culturali. I quattro musicisti hanno pensato di riproporre in un tour invernale l’atmosfera di questa importante esperienza. Si inizia con il Trio per pianoforte e archi op. 65, il terzo dei quattro Trii per pianoforte e archi di Antonin Dvorák, scritto da un compositore che stava attraversando un periodo di prodigiosa facilità creativa, essendo stato redatto in appena quattro mesi, da febbraio a maggio 1883. Partitura di amplissime proporzioni, in quattro movimenti, il Trio è al tempo stesso legato a una genesi difficile: a questa apparente contraddizione contribuì senz’altro la perdita della madre, alla quale Dvorák dedicò peraltro l’Improvviso in re minore per pianoforte. Segue il Trio d’Archi in due movimenti del compositore ungherese Sándor Veress, allievo di Kodály e Bartók, un’opera chiave del Ventesimo Secolo, espressiva e nitida, ricca di fuoco percussivo e di folklore magiaro. L’opera rappresenta un confronto diretto con l’origine ungherese del compositore, e in particolare il modello di riferimento sono le opere cameristiche di Bartók, e rivela inoltre la profondità dei primi esperimenti di Veress con le tecniche seriali.

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