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Un viaggio nelle battaglie di Pasolini

Un viaggio nelle battaglie di Pasolini

Domani la Compagnia del Tasso ricorda a 360º il grande autore

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Pasolini era un grande italiano e come troppi grandi è stato chiuso in un cassetto poiché era scomodo. A ricordarlo ci pensano i ragazzi del Gruppo del Tasso che domani, alle 17, faranno rimbombare le sue parole in Biblioteca Ariostea. A 40 anni dalla scomparsa di uno degli sguardi più penetranti del secondo ’900 e, non a caso, aveva gli occhi nerissimi, Matteo Pazzi ha ideato un pomeriggio che ne trasformi l’assenza in presenza incisiva. Con un punto di vista il più eclettico possibile, Pasolini raccontava ai suoi concittadini una verità antropologica che non volevano sentire: «Perché gli italiani amano le bugie - sostiene Pazzi -, le belle favolette. Egli rendeva inconfondibile un processo di rimozione culturale. E per una ricorrenza cruciale come questa, che grida ancora giustizia sull’assassinio all’idroscalo di Ostia, cercheremo di fornire una panoramica esaustiva sulla sua articolata produzione artistica».

Il sipario si alza sulla sua combattiva esistenza, per poi spostarsi alle poesie, lette da Alessandro Tagliati e Andrea Antolini. Dalla struggente Ballata delle madri a Bestemmia e Dansa di Narcìs, in friulano puro, in cui Pasolini fa della solitudine sostanziale la sua indipendenza. Del romanzo Una vita violenta parla Andrea Moretti, novizio nella ‘compagnia’ guidata da Alberto Amorelli; il quale con Linda Morini non trascura la saggistica di Pasolini. A loro spetta il confronto tra l’India pasoliniana e quella di Moravia.

Parte fondamentale ha poi il corto girato da Rita Bertoncini, montato su una sequenza di spezzoni tratti da I racconti di Canterbury e Salò e le 120 giornate di Sodoma. Il tema dell’Inferno in terra raggiunge il massimo grado: secondo Pasolini, l’autorità si esplica in modo anarchico, per mezzo di codici o comportamenti giuridici. «Più uno Stato diventa autoreferenziale - chiude Pazzi -, più diventa anarchico nell’applicare il potere. E lo manifesta con l’iper-produzione di atti normativi, come l’Italia di oggi». (mat.bia.)

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