La Nuova Ferrara

Burloni con la voglia di far ridere il pubblico

di MARGHERITA GOBERTI

È questo lo spirito della compagnia “Il teatro dei stanchi” di Quartesana: «Siamo testimoni del declino culturale in Italia»

3 MINUTI DI LETTURA





di MARGHERITA GOBERTI

L. a compagnia teatrale “Il Teatro dei stanchi”, oggi attiva a Quartesana, vanta radici antichissime cioé, come scrivono nel loro curriculum, addirittura nel secondo millennio dopo Cristo. Già da questa prima nota storica si può notare la vena ironica che caratterizza lo spirito del gruppo. Infatti, nella precisazione dell’anno di nascita viene individuato un giorno di luglio del ’95, quando ancora il nome era quello iniziale di compagnia estemporanea «per evitare rappresaglie da parte del pubblico, sui famigliari dei promotori», alcuni scapestrati che si riunirono per mettere in scena “Ugo e Parisina”, un testo di Andrea Poli ambientato alla Corte Estense.

«Entusiasticamente rifiutato da tutte le compagnie teatrali che allora andavano per la maggiore e anche da quelle che andavano per la minore - ricorda lo stesso Poli, l’autore di tutte le commedie, regista e la spiritosa anima del gruppo -, ebbe invece un grande successo. Conscio del detto “Errare è umano, perseverare è diabolico”, la compagnia decise purtroppo di perseverare, regalando all’umanità testi che rappresentano una sbalorditiva testimonianza dell’inarrestabile declino culturale del nostro Paese».

I titoli delle commedie parlano da soli: “Varie & eventuali”, “Rututuja !!!”, “L’ambulatori dal dutòr Bajòn”, “Il respiro del grande fiume”, “Occhebbelcastello !!!”, “Orlando? Furioso!”, oltre naturalmente alla strepitosa “Lucrezia!! Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori & altro”.

«È questo un testo a cui siamo molto legati - prosegue Poli -, che gli attori interpretano al meglio delle loro capacità, insinuando nell’animo dello spettatore un legittimo dubbio: ma quando recitano male come diavolo sono? A proposito degli interpreti posso dire che: sono in tanti (naturalmente quelli più scarsi), a cui si aggiunge il personale di scena (che era già scarso di suo, anche prima), mentre completano il cast alcuni giovanissimi (gli unici che non portano colpe per le prestazioni sul palco), qualche gradito ritorno (…al peggio non c’è mai limite …) ed alcuni nuovi arrivati, grazie alla cui entusiastica dedizione, la fama del gruppo ha toccato i livelli di guardia» .

Poli ha sempre voglia di scherzare e questo suo spirito spensierato e burlone è sempre presente nelle battute e nelle storie vere o immaginate che siano; così oltre al pubblico, il primo a divertirsi è lui e, subito dopo, i suoi attori. Persone che hanno comunque maturato una solida esperienza lavorando in altre compagnie di teatro popolare di ottimo livello.

Una caratteristica del Teatro dei stanchi è sicuramente il nome che si sono dati. La sgrammaticatura “dei stanchi” invece della forma corretta “degli stanchi”, a sentir loro è stata messa lì a bella posta per sottolineare lo spirito scanzonato del gruppo. In realtà, conoscendone bene la padronanza della lingua italiana, non propriamente da Accademia della Crusca, esistono fondati motivi per ritenere che si tratti di un clamoroso infortunio professionale.

Il poliedrico Poli ha pensato ultimamente di arricchire i suoi già simpatici ed accattivanti testi con nuove presenze. «Così è stato per l’ultimo spettacolo che ho realizzato “Rututuja !!!”, il quale è nato con la collaborazione fra il Teatro dei stanchi ed il Bandzai Sax Quartet formato da Gabriele Cesari, Antonio Sovrani, Massimiliano Max Cobianchi e Stefano “Villo” Mandrioli, quattro bravissimi e simpaticissimi sassofonisti diplomati al Conservatorio “Frescobaldi”. Lo spettacolo - chiude Poli - si compone di una serie di sketch umoristici e di intermezzi musicali e, visto il grande successo e favore che ha incontrato sul pubblico, è in fase di aggiornamento con grandi novità».

7, continua

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google