Varsavia e la voce di chi ha perso tutto
La guerra, la lunga occupazione tedesca e le speranze svanite
Il romanzo di David Toscana incuriosisce ancora prima della lettura per il nome dell'autore che scopriamo essere messicano, ma di sicure origini italiane, residente però in Polonia. Che è poi l'ambientazione di La città che il diavolo si portò via: «Cantami, oh scrittore, la storia di una città scomparsa; canta le donne che non tornarono, gli uomini che ci lasciarono. Componi i tuoi versi e fai risuonare nelle parole il pianto e il vento, il riso e il tempo e l'amore. Canta di Varsavia, amico mio, la città che il diavolo si portò via. Del coraggio dei nostri uomini che a nulla è servito… Canta quella città chiamata Varsavia perché nessuno se la scordi e canta anche questa nuova, con altra gente, senza sapore, senza valore e senza passato che il bel nome di Varsavia ci ha rubato». Alla fine tutto combacia ma soprattutto il lettore scopre un autore intenso e originale che ci racconta una storia sempre in equilibrio tra il dramma e il grottesco. David Toscana infatti riesce a dare voce a chi ha perso tutto e ancora non vede nessuna prospettiva di ricostruzione. La città, dopo la guerra e la lunga occupazione tedesca, è allo sbando e nessuno sa cosa fare. E' quasi impossibile avere sogni o progetti, circondati dalla distruzione e dalla morte. Per di più si continua a morire perché la polizia arresta chiunque si oppone al regime ed è pericoloso aggirarsi per le strade. I quattro protagonisti della storia si conoscono perché scampano miracolosamente a una retata. Da lì li seguiamo in un appartamento occupato illegalmente, in un negozio di cianfrusaglie razziate, nelle strade in cui vagano un prete espulso dalla Chiesa e uno scrittore ossessionato dalla possibilità che il suo romanzo venga rubato. Il tutto in un'atmosfera eterea e precaria, praticamente lunare, che David Toscana riesce a rendere ora drammatica ora quasi comica.
David Toscana,
“La città che il diavolo si portò via”, Gran via, 2015
(traduzione di Stefania Marinoni)
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