La Nuova Ferrara

“Attila” racconta la storia di Foresto

“Attila” racconta la storia di Foresto

Si ricorda il duello fra i due con tracce del poema italo-franco di Niccolò da Casola

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Per l’opera Attila Solera estrasse l’argomento dal dramma tedesco Attila, Konig der Hunnen di Werner e, da qui, il legame con la casa Estense che, d’origine tedesca, aveva come motto “Worbas” che, molti storici hanno cercato di tradurre come “Sempre più avanti”.

I versi a seguire sono tratti dalla Gerusalemme liberata del Tasso e, da questi, partiremo per analizzare il personaggio di Foresto d’Este, la cui vita è citata nell’anno 428 e, riportata a pagina 6 della Historia de Principi d’Este dell’illustre storico Giovanni Battista Pigna, il quale dedica a questo Estense ed alle sue “geste” circa 30 pagine... “e la difesa d’Aquileia poi torre, il buon Foresto, dell'Italia Ettorre. LXX. Altrove è la sua morte; è il destino e destin della Patria! Ecco l’erede del padre, grande il gran figlio Acarino, ch’all’italico onor campione succede, cedeva ai fati, e non agli Unni Altino; poi riparava in più secura sede: poi raccoglieva una città di mille, in val di Pado (ripresa dantesca del XV canto del Paradiso) case disperse in ville...”

Attila e Foresto combatterono corpo a corpo, fino a quando Foresto, disturbato da Pagani, subì il corpo mortale, per far vendetta di Braino e Garbonio, fedeli capitani del re degli Unni, Attila. Quest’ultimo con 5.000 cavalli e 1.000 arcieri assalì il principe, avendolo raggiunto ad Aquileia dove, mandato dal re Giglio di Padova, doveva difenderla. Attila, nonostante la calca, cercò Foresto sino a quando, trovatolo, uccise il cavallo del principe e gli sferrò un colpo durissimo sull’elmo. La reazione fu un colpo in una coscia e uno in una gamba, tanto da pensare che Attila sarebbe morto per mano del principe, non fosse altro che Friberto, Agoris ed i loro capitani corsero in suo aiuto facendo morire Foresto. Il figlio di Foresto prese possesso dei dominii d’Este alla morte del padre, scontrandosi contro lo stesso Attila.

Nella Biblioteca Estense sono conservati (uno con la data del 1385) due manoscritti cartacei a firma di Niccolò da Casola, che comprendono con il titolo Attila, un poema italo-franco.

Niccolò era figlio di Giovanni e notaio, oltre che esser stato ospite dei Pepoli a Bologna. Egli venne a Ferrara da esiliato, perché lo Stato felsineo fu acquistato nel 1350 da Giovanni Visconti. Si ipotizza che Niccolò morì nel 1380. In questo lungo poema che prima di tutto celebra le imprese gloriose dei signori d’Este, sono raccolte le narrazioni sulla vita di Attila. Favolose vicende che esaltano il coraggio dei principi d’Este, i quali hanno salvato la terra italica dalle barbariche invasioni del re degli Unni. La scrittura, che mescola decasillabi franco-italiani con alessandrini, narra le vicende di Acarino e Foresto. Fu in parte tradotta da Giovanni Maria Barbieri, modenese che, promosse la raccolta - purtroppo perduta - in 6 volumi e lo studio della poesia provenzale. (mir.gol.)

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