La Nuova Ferrara

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Il congedo dal mondo, un’arte necessaria

di ALESSANDRA MURA
Con lo scrittore-ciclista Giovanni Zilioli nel 1998 durante la Race Across America
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Con lo scrittore-ciclista Giovanni Zilioli nel 1998 durante la Race Across America

Torna il romanzo “Via dalla Vita” di Giorgio Chiappini, diario in sessanta giorni di un distacco lucido e commovente

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FERRARA. L'intera esistenza di una donna raccontata in sessanta giorni, gli ultimi prima di morire. È il diario inquieto di un quotidiano che si affaccia all'eternità, quello scandito dai pensieri di Annamaria, la protagonista del romanzo dello scrittore piacentino, a lungo collaboratore della "Nuova Ferrara", Giorgio Chiappini.

Quando scrisse "Via dalla vita", nel 1984, l'autore aveva 25 anni: ce ne vollero altri quindici perché quel dattiloscritto tenuto chiuso in un cassetto - in un misto di pudore, orgoglio e diffidenza - e fatto leggere solo agli amici più stretti, venisse pubblicato, a Ferrara, per i tipi di Schifanoia Editore.

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Ora, quattro anni dopo la prematura scomparsa di Chiappini, il romanzo ha conosciuto una seconda pubblicazione con GM Editore, e l'evento è stato presentato di recente a Piacenza alla Galleria Arte Biffi con gli interventi di Patrizia Soffientini, giornalista di "Libertà" e grande amica dello scrittore, Raffaella Bertè e Valentina Vignola, rispettivamente responsabile e psicologa dell'Unità Operativa Cure Palliative Ausl di Piacenza, Ornella Civardi, traduttrice ed esperta di cultura giapponese, e la lettura di alcuni brani del romanzo da parte dell'attrice Sandra Ramelli con musiche di Pierluigi Andreoli.

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Un'occasione per tornare a parlare di un'opera di rara intensità, per ascoltare ancora la voce vigile e indomita di Annamaria, una donna di 67 anni condannata dalla malattia che Chiappini, con sensibilità severa e dolente, ha saputo far propria con assoluta verità.

Il racconto è scandito in sessanta brevi capitoli, a ritroso, uno per ogni giornata che resta da vivere ad Annamaria, e a rendere lucido e insieme commovente lo sguardo della protagonista sulle cose di tutti i giorni, e sulle persone che abitano la sua vita, è proprio il senso acuto del distacco che le spoglia di ogni falsa apparenza. Chiusa in casa, a eccezione di una breve passeggiata in una Torino deserta e avvolta dall'afa, Annamaria ci accompagna attraverso la sua personale scansione del tempo. Che è, sì, quello dei giorni e delle ore che rintoccano regolari e impietose, e che sembrano accelerare man mano che la vita di Annamaria si assottiglia. Ma è, soprattutto, il tempo misterioso dei ricordi e dei desideri, dei pensieri irrisolti, della resa dei conti.

Quello di Annamaria è un monologo affollatissimo; ci sembra di vederla, questa signora torinese, indossare con grazia la sua vita borghese man mano che il diario della malattia scopre squarci del passato. Bastano pochi tratti sapienti, allo scrittore, per evocare un mondo, il mondo di Annamaria che lei si sta preparando a lasciare. L'affettuosa delusione per i figli, Gianna troppo nervosa e fragile, Pietro sfuggente ed egoista; la quieta nostalgia per il marito Gustavo, «giovanotto anche da morto»; la suoceresca disistima per il genero e l'ex nuora; l'amicizia inossidabile, un po' da ragazzacce, con l'Elvira, che le regalerà una visita inaspettata durante un pomeriggio «compreso tra il saluto dell'Elvira che mi rivedeva e il saluto dell'Elvira che non mi rivedrà più».

Annamaria è rassegnata al congedo dalla vita, ma non dalla necessità inesauribile di comprenderla, fino all'ultimo, fino alle parole estreme: «Non ho mai capito, Pietro, mai, perché schivavi la mia carezza che quasi non si reggeva per il troppo sangue. Doveva essere amore. Se me lo ricordo. Non so».

Il romanzo "Via dalla Vita" di Giorgio Chiappini (GM Editore, 153 pagine, 12 euro) si può trovare al Mercato del Libro e del Fumetto di Graziano Gruppioni, in via Saraceno 32-34 a Ferrara

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