«La mia mente alla mercè di idee bellissime e stonate»
Mi sono chiesta molte volte che importanza abbia il mio dolore nella girandola illuminata del mondo. Non ho mai saputo darmi una risposta convincente. Ci ho solamente provato: "È un faro quasi...
Mi sono chiesta molte volte che importanza abbia il mio dolore nella girandola illuminata del mondo. Non ho mai saputo darmi una risposta convincente. Ci ho solamente provato: "È un faro quasi scarico in un Luna Park". Oltre a questo, la mia vita è alla mercè di moltissime sensazioni e, anche se può stonare, di nuove idee.
Tra le altre, quella che mi ha più conquistato è di fare la pittrice. Da bambina lo desideravo moltissimo ma non c'erano le possibilità. A sette anni facevo la fattorina volante per un negozio di confezioni molto rinomato.
Consegnavo i pacchi nelle mani dei portieri, ai piedi di palazzi molto imponenti e lussuosi. Tra un'andata e un ritorno, immaginavo di fare la pittrice, chiusa in una mansarda umida, alle prese con mazzi di pennelli variopinti e, possibilmente, attorniata da uno stuolo di fervidi corteggiatori. In pochi istanti mi ritrovavo con altri pacchi sulle braccia a passare moltissime gallerie di portici, sgomitato un po' dappertutto. Ma ora che nessuno mi tappa la bocca, ora che le giornate, anche se tremende, sono tutte mie dalla prima ora all'ultima, ora potrei sistemare un bel cavalletto in un angolo dell'appartamento e studiare le vedute cittadine oppure inventarmi dei paesaggi favolosi: cose indiane, tutte piene di ori e di brillanti. Le flebo? Potrei dipingere con la mano libera: anzi, addirittura, potrei ritrarre la boccetta gialla appesa lassù, nello spazio della stanza che brilla e si svuota come un'anima innamorata.
E i ritratti, ne fare di bellissimi. Uno per Gianna con i due bambini. Uno con Marco alla guida della sua automobile. Poi la Maristella con i suoi occhioni neri e scintillanti. Niente mi vieta di pensare a un quadro con gli occhioni della Maristella e il boccettino della flebo sulla stessa linea, ognuno con le sue scintille, le brune e le gialle. La sera, non mi sono lasciata scappare l'occasione di parlarne con Gianna. Dopotutto, è ora che la mia voce si faccia sentire anche se non c'è nessuno che la voglia ascoltare. Almeno sono stata capace di meravigliare mia figlia quando lei, invece, non è mai una sorpresa per me. Ha detto: "Ma mamma! Ti sembrano cose da pensare, queste?" e ha stretto i pugni sulla pancia. Io ho risposto: "Tutte le cose che penso, sono cose da pensare".
Allora lei mi ha domandato come vanno i dolori: sempre lì si cade, è un mezzo per inchiodarmi.
Bene, io non le ho dato la soddisfazione di lamentarmi. Anche se, tra le fantasie della pittura, ho sentito delle fitte che mi hanno graffiato dentro più della metà del corpo.
Ma non sono arrivate al cuore e hanno fatta cilecca sul cervello.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
