La Nuova Ferrara

L’ex oratorio nel segno di Nicodemo

di MICAELA TORBOLI
L’ex oratorio nel segno di Nicodemo

L’edificio dedicato ai santi Cosma e Damiano in via Mayr diventa “ortodosso”

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di MICAELA TORBOLI

Nel 1710, sulla via Grande, l'odierna via Carlo Mayr, iniziarono i lavori per l'erezione dell'Oratorio dedicato ai Santi Cosma e Damiano. L'edificio, definito in testi coevi «sussidiario della chiesa parrocchiale di San Paolo» fu consacrato solo nel 1738. Il disegno era di Francesco Mazzarelli (detto talora Muzzarelli), «geometra di molta esperienza, giudice d'argini, ed idrostatico» (Ughi 1804), ma venne portato a termine dai fratelli di origine veneta Francesco ed Angelo Santini, assi pigliatutto nel campo dell'architettura ferrarese del loro tempo, nel fervore costruttivo che caratterizzerà le legazioni Ruffo e Crescenzi. L'Oratorio doveva accogliere le preghiere e le solennità di coloro che provenivano «dall'Arte degli Speziali così medicinali come aromatarj» (Brisighella, sec. XVIII). Sappiamo che fu decorato da grandi statue eseguite da Andrea Ferreri le quali accompagnavano affreschi e dipinti, ma siccome venne sconsacrato nel 1933, per poi essere gestito ad uso privato e solo nel 1986 è passato in proprietà comunale ma come magazzino, nessuno studioso moderno ha potuto verificare quanto rimane di artistico nell'edificio. La dedicazione ai due santi taumaturghi era ovvia, dal momento che si tratta dei protettori di coloro che si occupano delle professioni sanitarie insieme ai medici, ed erano al tempo, appunto, speziali cioè farmacisti, o produttori di sostanze profumate e medicamentose, ed anche i barbieri che talora esercitavano la flebotomia facendo salassi, oppure cavavano i denti. Cosma e Damiano, fratelli gemelli, erano forse originari del Medio Oriente, e, in coerenza con la rinomata tradizione araba nelle scienze, praticavano la professione medica, ma gratuitamente, come “anargiri”, ovvero non chiedevano per questo loro intervento un compenso in argento, né, ovviamente, sotto qualsiasi altra forma. Le guarigioni miracolose attribuite a Cosma e Damiano sono innumerevoli. Furono martirizzati al tempo di Diocleziano con una complicata . passio.

Quest'anno, dopo essere stato messo in vendita dall'amministrazione comunale, si è avuta notizia che la “Parohia Sfântul Nicodim de la Tismana” avrà nuova sede nell'ex Oratorio. Si tratta della comunità religiosa della chiesa ortodossa romena dedicata al santo monaco Nicodemo di Tismana. Poiché con l'acquisizione da parte dei nuovi proprietari si viene a creare un punto di aggregazione difficile da identificare per i cattolici romani, almeno qualche parola su Nicodemo sarà utile ai ferraresi. I testi in italiano che parlano del pio personaggio, fondamentale per la religiosità dei romeni, sono pochissimi, e ricorrerò alla voce a lui dedicata nella Bibliotheca Sanctorum Orientalium (Roma, 1999, vol.II, coll.640-642) firmata da Ioan Bota. La vita di Nicodemo si snodò in quella ampia fetta dell'Europa orientale del Medioevo parcellizzata in principati e staterelli, secoli prima che, intorno alla metà del XIX secolo, nascesse l'attuale Romania ed in parallelo si formasse la Chiesa unitaria locale, che ingloba diverse realtà prima indipendenti. La Valacchia, la regione in cui Nicodemo svolse gran parte della sua azione etica, era dominata da un voivoda, il principe elettivo che dal Trecento fino all'Ottocento esercitò il potere locale. Il più famoso tra questi signori è Vlad III Tepes detto l'Impalatore, vissuto nel XV secolo e che noi conosciamo tramite la sua romanzesca trasformazione nella fosca figura del vampiro Dracula ad opera di Bram Stoker (1897): per i romeni è un'eroe nazionale che difese la patria e la cristianità anche con metodi drastici, come fa capire il suo soprannome. Nicodemo nacque a Prilep, cittadina della Macedonia serba, intorno al 1320. La sua famiglia vantava legami con Zar Lazar ovvero il principe Stefan Lazar Hrebeljanovi?, che a sua volta divenne santo. Da ragazzo Nicodemo entrò nel celeberrimo eremo del Monte Athos, ancor oggi arcinoto sito greco inaccessibile e di mistica bellezza, vietato alle donne. Scalò i diversi gradi della gerarchia ortodossa, fino a diventare starec. È costui un mistico di speciale carisma, splendidamente descritto da Dostoevskij ne I fratelli Karamazov delineando la personalità dello starets (così è in russo) Zosima.

Nel 1362 Nicodemo iniziò la sua missione di fondatore di monasteri a Vodita nell'Oltenia valacca. Sappiamo che il monaco aveva idee chiare anche in campo architettonico, perché gli edifici da lui voluti hanno un aspetto speciale, con la pianta “triconca” ovvero di forma quadrata e piccole absidi su tre dei lati.

Mentre lavorava alla diffusione della fede, ed operava miracoli come taumaturgo, Nicodemo fu attivo anche in campo diplomatico, ottenendo la riconciliazione tra i serbi ortodossi ed il patriarca Filoteo I Kokkinos che aveva scagliato verso di loro un terribile anatema. Grazie a questa missione ben riuscita, Nicodemo ebbe il titolo di archimandrita, ovvero superiore di congregazione con il diritto di consacrare chiese. Il monastero da lui prediletto, quello di Tismana, fu terminato nel 1385. Qui i monaci copiavano i testi sacri, e lo stesso Nicodemo era un provetto calligrafo e miniatore. Di sua mano resta un tesoro oggi al National Museum of Romanian History di Bucarest. Si tratta di un Tetraevangeliario del 1405, scritto in slavo ecclesiastico di redazione serba, una importante traduzione che permetteva anche a chi non era ferrato nelle lingue antiche di comprendere le Scritture. Idea a dir poco rivoluzionaria. Il volume è protetto da una preziosa coperta di argento istoriato, ha lettere capitali colorate e particolari dorati. Nicodemo vi appose la sua firma e la data: di lì a qualche mese morì. Era il 26 dicembre 1406.

Per l'ex Oratorio ferrarese, ora, la speranza è che i nuovi ospiti, oltre a inneggiare al santo monaco loro conterraneo, non dimentichino di curare il patrimonio d'arte residuo, e di rendere omaggio, magari con una cointestazione, ai Santi Cosma e Damiano, che sono venerati anche nelle chiese romene e quindi non estranei ai culti ortodossi.

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