La Nuova Ferrara

Le vite raccontate attraverso le stoffe dei vestiti animati

Le vite raccontate attraverso le stoffe dei vestiti animati

Gli indumenti incorporano i sentimenti di chi li ha indossati Quasi una biblioteca ma fatta di grucce e di cassetti

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“Vestiti che sapevano troppo. Cosa avevi detto, gridato. Sapevano più cose di te, che le avevi fatte e non sapevi il perché….Vestiti chiassosi, petulanti, che scodinzolano appena fuori e non la smettono di parlare quando vorresti solo ascoltare - gli altri, o il concerto. Che non vedi l'ora di tacitare, restituire all'ombra dell'armadio. O meglio ancora mettere in quarantena…. Vestiti instupiditi, inetti, che cadono dalle grucce, scivolano sulle spalle, svuotati da anni di cattività, o solo annoiati dall'entourage. Lavali, scegli un corpo giusto e nuovo, e dalli via con fulgidezza…Vestiti che ti fanno sentire un'estranea, compassati e giudicanti. Quella stoffa rigida come un'armatura, maniche strette, così urticanti persino al tatto. Figurati viverci, da intrusa, una vita intera… Gonne senza ganci, che non sai come posare, sospenderle, senza ferirle e ammaccarle. Mi commuovo quando trovo ancora, in una gonna nuova, gli occhielli di nastro per appenderla all'attaccapanni. Forse è quel gesto di cura, accorto e invisibile, modesto. O il dettaglio davvero irrilevante, in questa corsa di cose gettate e non posate - posate e non piegate. O l'infantile fiducia in un universo armonico e organizzato. Il mondo appeso riscatta il mondo offeso”. Si entra in un armadio senza fine con Atlante degli abiti smessi di Elvira Seminara, una vita raccontata attraverso le stoffe, i tagli, i modelli, i colori, le fogge. Una sfilata scomposta di abiti animati, fluttuanti, austeri, timidi, invadenti, che si portano dentro le forme, ma soprattutto i sentimenti di chi li ha indossati. E' una biblioteca quella che Elvira Seminara ci racconta attraverso il suo libro, solo che invece che condurci attraverso pagine e scaffali ci accompagna in mezzo a grucce e cassetti. L'atlante degli abiti smessi non è un mero elenco, ma fa dell'elenco lo strumento narrativo e affettivo per raccontarci la storia prima di una donna e poi della sua famiglia e del rapporto, interrotto, con la figlia. Eleonora, infatti, dopo la scomparsa dell'ex marito, che in parte la figlia le imputa, si rifugia a Parigi da dove scrive a Corinne per ricucire il loro legame, compilando giorno dopo giorno un campionario intenso e giocoso degli abiti che le ha lasciato nella casa di Firenze. In qualche modo la scrittrice da voce a una pratica che consciamente o più spesso inconsciamente accompagna il rapporto madre-figlia, ma anche nonna-nipote. Un passaggio di testimone attraverso gli abiti che diventa anche un modo per rinsaldare i legami e la storia della propria famiglia: “Ti consegno il regno dei miei vestiti. Custodiscili e amali, uno per uno, abbine cura, insegnamento e gioia senza distinzione di età e di pregio, mi raccomando”. Non sono solo gli abiti in sé i protagonisti del libro, ma anche l'arte di confezionarli e i corpi che li hanno indossati. Come un'abile e appassionata sarta l'autrice taglia, cuce, confeziona trame e storie, osservando e raccontando quello che indossiamo. Che non è mai casuale ma, volenti o nolenti, rappresenta noi e la nostra storia. Così Elvira Seminara appoggia il suo occhio di tessitrice e narratrice sulle persone che incontra, sulle strade che attraversa, sulle case che abita. Senza mai cadere nel sentimentalismo ma dando voce vera ai sentimenti. Anche grazie alla forma di un cappotto o alla stoffa di un abito. Senza rinunciare a una leggerezza calviniamente intesa, a una sottile e affettuosa ironia e a una giocosità consapevole e contagiosa.

Simonetta Bitasi

Elvira Seminara, ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI, Einaudi, 2015 pag. 178, euro 17,00

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