La Nuova Ferrara

il racconto di vincent zandri - ultima puntatA

Moonlight alla fine ha accettato l’incarico... e chissà cos’altro

Moonlight alla fine ha accettato l’incarico... e chissà cos’altro

“Con soldi veri?”. “Veri, e tanti”. “Bene. Allora potrei chiederti di pagarmi anche in un altro modo”. Allungo di nuovo la mano sulla valigetta. La Bonchance sgrana gli occhi e mi squadra, come...

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“Con soldi veri?”.

“Veri, e tanti”.

“Bene. Allora potrei chiederti di pagarmi anche in un altro modo”. Allungo di nuovo la mano sulla valigetta. La Bonchance sgrana gli occhi e mi squadra, come quando sono entrato in ufficio. “Prego, Moonlight?”.

“Non quel genere di pagamento”, dico mentre metto la valigetta sulle ginocchia. “Devo farti una piccola confessione. Un attimo fa mi hai chiesto se avessi mai scritto niente. Be’, eccoti servita”. Apro la ventiquattrore di pelle e sfilo il manoscritto. “È una specie di autobiografia romanzata. Un giallo”. Il silenzio cala nell’ufficio. Una lunga pausa di riflessione che mi riempie di ansia.

“Ho già troppi clienti, Moonlight. Prima scherzavo quando ti ho suggerito di scrivere le tue memorie. A essere sincera, non prendo più nuovi progetti. È uno dei motivi per cui ho trasferito il mio ufficio nella piccola e soporifera Albany, così non devo più prender parte alla competizione sfrenata di Manhattan”. Mi alzo in piedi, in una mano la valigetta vuota, nell’altra il manoscritto.

“Leggi solo qualche pagina” dico. “Consideralo un favore personale. Se non ti piace, poco male. Seguirò comunque il caso del tuo scrittore scomparso”. Si raddrizza sulla sedia.

“Ok, lasciamelo” annuisce.

Appoggio il manoscritto sulla scrivania. Con mia grande sorpresa, si tuffa letteralmente per afferrarlo, come un pesce affamato su un verme grasso e succulento. Tornata a sedere comoda in poltrona, legge il titolo. “Moonlight Falls” dice con un sorriso scaltro. “Però, Moonlight. Un titolo niente male. Tutto sommato potresti sorprendermi”. Rimette il libro sul tavolo, si alza e fa il giro della scrivania.

“Posso restare mentre lo leggi”. Mi avvicino, appoggio la mano sulla sua spalla perfetta e gliela stringo leggermente. Moonlight il seduttore.

“Non ora, grazie” risponde. “Gli darò una prima lettura stasera, a letto”.

“Questa sì che è una bella idea”.

“Certo che lo è. Nel frattempo tu hai del lavoro da sbrigare”.

Vado verso la porta, ma mi fermo prima di uscire. “Ah, dimenticavo”, dico voltandomi. “Hai un libro con una foto recente di Walls?”.

Fa una smorfia. Sembra contrariata, forse vuole che io me ne vada. “Mi sono appena trasferita. I libri non arrivano fino alla prossima settimana. Cercala su Google o fermati in una libreria mentre torni in ufficio”.

“Perché, le librerie esistono ancora?”.

“Sì, una o due sopravvivono. Di questi tempi la migliore è la libreria universitaria Barnes & Noble in Washington Avenue, proprio in fondo alla strada venendo dal campus”. Roger avrà certamente firmato delle copie lì, e se nel frattempo Oatczuck mi richiama potresti incontrarlo e prendere due piccioni con una fava”. Rimango immobile. In silenzio.

“C’è altro, Moonlight?”.

“Il mio compenso”.

“Pagherò qualsiasi cifra”.

“Centocinquanta bigliettoni al giorno più le spese”. “Lascia i tuoi dati alla segretaria” dice, poi si corregge. “Maledizione, oggi non c’è. Possiamo occuparci domani delle questioni pecuniarie? Comunque chiamami non appena hai qualche notizia di Roger. A qualsiasi ora”.

“A qualsiasi ora?” domando mentre apro la porta. “Non vorrei svegliare il signor Bonchance”. Ride. “Sono un essere pensante, Moonlight” dice. “Ergo sono single”.

“Sono un detective, Suzanne” rispondo. “Ergo sono divorziato”.

Vincent Zandri

7, ultima

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