La Nuova Ferrara

Vidoni, il sogno è catalogare l’infinito archivio

Vidoni, il sogno è catalogare l’infinito archivio

La vedova dell’artista centese ha trovato 12.000 fotografie, svariate tele, disegni, incisioni e due pseudo codici medievali

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Vi sono vite segnate da un bisogno assoluto di creazione, personalità la cui esistenza coincide con la forma artistica, aderendo alla missione della ricerca del ‘bello’ e del ‘vero’. Una di queste è quella di Bruno Vidoni, nato a Cento nel 1930 e morto nel 2001.

Dalla sua morte, ed in particolare negli ultimi mesi, il duro lavoro di riordino, ricerca e catalogazione sulle sue opere, ha permesso di riportare alla luce una miniera di dipinti, disegni, fotografie, documenti, poesie, e chissà cos’altro ancora. Infatti, il lavoro - diretto da Roberto Roda del Centro Etnografico del Comune di Ferrara e svolto sul campo da Emiliano Rinaldi e Greta Gadda, con l’aiuto della vedova Marina Ferriani - è un cantiere sempre aperto. Come in uno sforzo sisifeo, ogni scoperta rivela un inedito, ogni traccia nasconde un mistero.

Catalogare l’imprevedibile

. Il nostro viaggio parte dal Centro Etnografico in via Giuoco del Pallone. Nel novembre 2014 la signora Ferriani contatta Roda per chiedere la disponibilità ad avviare i lavori di riordino ed archiviazione delle opere e dei documenti appartenuti al marito il quale era stato, fra l’altro, anche tra i fondatori, nei primi anni ’70, del Centro stesso.

Lo scorso gennaio inizia dunque il lavoro di riordino delle opere, le quali vengono anche fotografate, e delle quali per ora sono state fatte soltanto schede sommarie, non ancora una vera e propria catalogazione. «I problemi - ci spiega Roda -, nascono pure dal fatto che spesso Vidoni le sue opere o non le datava o le datava solamente dopo diversi anni, in occasione di mostre, ma volontariamente in maniera inattendibile».

L’eterogeneità degli linguaggi e l’imprevedibilità dei codici (le sue opere spaziano, ad esempio, dal simbolismo alla pop art, dal surrealismo alla poesia visiva) sono la cifra stilistica dell’arte vidoniana: non solo la sperimentazione in diversi ambiti, ma anche la commistione tra gli stessi, i rimandi, spesso celati, da una sfera all’altra. È ciò che si definisce “Dialogismo intertestuale”, il citare, all’interno di un'’pera, autori e ambiti artistici differenti, appartenenti anche a periodi diversi, di cui Dino Buzzati, pittore oltre che scrittore, ne era un precursore. L’aspetto incredibile, ma al tempo stesso problematico è, perciò, proprio questo, il fatto “che gli argomenti si presentano a ventaglio”, “obbligando” così a “mantenere nella ricerca sempre più porte aperte”.

Casa Vidoni, museo in itinere

«Con grande forza e intelligenza la vedova ha riaperto e reso disponibile l'archivio della casa - prosegue Roda -, neanche lei era a conoscenza di molte opere nascoste».

«Circa 500 sono i disegni e i dipinti già trovati, ma ne recuperiamo di continuo», proseguono Rinaldi e Gadda, che, insieme alla stessa vedova, anch’essa artista, ci hanno accompagnato nell’abitazione in via Gennari, a Cento. Qui, dove la signora vive ancora, vi sono anche circa 12.000 fotografie (tra stampe e diapositive), più svariate tele, disegni ed incisioni, parte delle quali non ancora né schedate né fotografate. «Un quantitativo smisurato», lo definisce Roda, senza considerare le opere possedute da decine di collezionisti in tutta la regione. La vedova ha, inoltre, depositato, con intenti di definitiva devoluzione, circa 21.000 fotografie scattate dal marito, all’Archivio Storico centese.

La casa è quindi un pullulare ininterrotto che satura l’aria di vita, di ricordi. In particolare, al piano terra, in una saletta, dov’era lo studio di Vidoni, vi è un piccolo ripostiglio dove Rinaldi e Gadda hanno ritrovato, spostando alcune tele della Ferriani, due pseudo codici medievali, un bestiario ed un grimorio rilegati in pelle, esposti alla Galleria del Carbone per la mostra “Onirica”.

E per finire, nel sottotetto, in attesa di un restauro che speriamo avvenga quanto prima, vi è la grande “Crocifissione”, un olio su legno realizzato da Vidoni quando aveva soltanto 18 anni, quando ancora abitava nella vecchia casa con i propri genitori.

Andrea Musacci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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