La Nuova Ferrara

Ferrara

Il senso del sé in un paio di jeans

Stefano Scansani

Il fondo del direttore Stefano Scansani dopo la lettera del preside Selleri agli studenti del Liceo scientifico "Roiti"

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FERRARA. Basta stracci. In origine doveva essere una lettera ai genitori perché collaborassero col preside per arginare il jeans sbrindellato e la rotula esposta, il taglio a tutta-gamba e la mutanda in vista. Poi, giorno dopo giorno, la lettera pubblicata dalla Nuova il 21 dicembre ha fatto divampare una disputa. Non più si parla di coscia esibita al liceo, ma di interferenza del professor Donato Selleri sulla gerarchia dei problemi della scuola, e poi della sua presunzione di elevare il liceo scientifico “Roiti” di Ferrara a roccaforte delle élites future.

La frase di Selleri incriminata: “Avete scelto per i vostri figli questo liceo anche per il suo rigore nel pretendere comportamenti adeguati a dei giovani che rappresenteranno la classe dirigente di domani, gli interpreti della società civile, i protagonisti delle professioni intellettuali, delle arti, della cultura”.

Bomba a grappolo su Facebook, dove i commenti ancora diluviano. E dove ha scritto la professoressa Barbara Diolaiti, dell'Iti “Copernico”. Per procura ha riportato l’indignazione dei ragazzi: “Noi dei tecnici, e peggio ancora quelli dei professionali, siamo per quest’uomo, che dovrebbe essere un "educatore" la parte di società di serie B, quella che può anche andare in giro ’stracciata’ perché tanto non è destinata ad essere "classe dirigente" né "interprete della società civile"?”. “Ma come si permette?”.

E sulla soglia del Natale hanno scritto alla Nuova sei liceali. La loro lettera è parallela a questa mia nota domenicale. Gli studenti sono d’accordo sull'abbigliamento che non deve decadere e scadere, ma dissentono sulla qualificazione che Selleri ha dato al liceo scientifico, affermano che non dovrebbero esistere scuole di serie A o serie B e bocciano “la competizione e la severità fini a se stesse”.

Viviamo nell'epoca labirintica del “c’è ben altro” e del “comunque” che s’aggrappano al dibattito sui jeans sbrindellati.

Primo caso: parecchi lettori si dicono basiti e vanno al contrattacco generico e digitale, affermano che c'è ben altro a cui pensare. Il loro è un crescendo: la carta igienica che manca, il riscaldamento rotto, la scuola che non va, il piano studi storto, il lavoro assente, la ministra sbagliata, Renzi a casa… Secondo caso: tutti si sentono chiamati in causa dal pronunciamento del professor Selleri sul suo liceo (che produce classe dirigente). E si arrabbiano. Protestano. Contestano. Alcuni sembrano evocare una sotterranea scaramuccia provinciale di supremazia fra licei e licei, o licei e istituti, i primi con il complesso di superiorità, gli altri con quello d'inferiorità.

Altri sembrano accusare il preside del “Roiti” di violazione dei diritti costituzionali, del diritto allo studio, del diritto di aspirare a far parte delle classi dirigenti anche per un ragazzo o una ragazza degli istituti tecnici o professionali.

Provo a denudare la questione dalle retoriche politiche e classiste, facili, automatiche, noiose: il preside ha scritto ai genitori dei suoi iscritti; ha quindi parlato del “Roiti”, ribadendone i fondamenti e le tradizioni; si è rivolto ai quei genitori ricordando che hanno fatto una “scelta” di percorso con i loro ragazzi.

Selleri sfiora il cuore del problema quando digita tre parole: “senso del sé”. Cioè la percezione di sé stessi, del proprio essere indipendenti, autonomi, coscienti anche nel comportamento e nell'abbigliamento. La forma è sostanza, alla faccia del monaco e del suo abito con restanti bazzecole e giravolte del proverbio. Selleri parla del “sé”. Cioè dell'individuo. Che nella sua soggettività e libertà ha il sacrosanto diritto di aspirare a raggiungere e dare il massimo, al di là della scuola scelta. E al di là del quasi deserto occupazionale.

Selleri, professore baffuto, bonario per un tratto e capace di ramanzine a domicilio, promuove la sua scuola, ne parla con solennità, ripete ai genitori che le scelte si fanno, si rispettano e perciò pesano, compie il suo lavoro.

Altrimenti avrebbe sbagliato mestiere, sbagliato scuola, quanto quegli studenti e i loro genitori che - pretendendo o immaginando chissachè - sbagliano scuola.

La verifica era sul senso del sé in un paio di jeans rotti. Troppi strappi. È facile andare fuori tema.

s.scansani@lanuovaferrara.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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