La Nuova Ferrara

scuola e moda

«Un liceo non fa classe dirigente»

da sei liceali*

Ferrara, la lettera di sei liceali* al preside del Roiti, Donato Selleri, dopo l'annuncio della "stretta" sui jeans stracciati

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Egregio professor Donato Selleri, le scriviamo questa lettera in seguito all’articolo riguardante la sua opinione sull’abbigliamento che ogni alunno dovrebbe mantenere a scuola.

Apprezziamo le sue parole, la scuola è un luogo d’apprendimento e di cultura ed è giusto che gli studenti abbiano un certo rigore anche nell'abbigliamento.

Tuttavia siamo rimasti alquanto sconcertati riguardo alcune righe della sua lettera che qui citiamo testualmente: “Avete scelto per i vostri figli questo liceo anche per il suo rigore nel pretendere comportamenti adeguati a dei giovani che rappresenteranno la classe dirigente di domani, gli interpreti della società civile, i protagonisti delle professioni intellettuali, delle arti, della cultura”.

Sappiamo che la sua comunicazione era indirizzata solo alle famiglie degli studenti del suo liceo, e che solo successivamente è stata segnalata da qualcuno alla stampa locale ed è diventata pubblica. Proprio perché l'abbiamo letta sui giornali, ci piacerebbe capire perché la classe dirigente di domani dovrebbe essere necessariamente formata in un liceo. Se questo fosse il suo pensiero, ci permetteremmo, pur essendo dei liceali di un’altra scuola, di dissentire: ogni studente di ogni scuola, sia essa un liceo, un istituto tecnico o un istituto professionale, può rappresentare la classe dirigente del futuro. La formazione seria, di persone che si impegnano nello studio, può portare chiunque di noi a raggiungere traguardi di vita soddisfacenti e ad occupare posizioni lavorative importanti per la società.

Aggiungeremmo anche che non dovrebbero esistere distinzioni tra scuole, di serie A o serie B, come spesso succede in molti luoghi, compresa la nostra città: riguardo al rispetto e all’educazione, oltre che al rigore nella preparazione scolastica, tutti gli istituti hanno il dovere di insegnarli. Se ciò non accade ovunque, forse la responsabilità più diffusa è delle famiglie.

Riteniamo inoltre che nelle scuole, al giorno d’oggi , ci siano problemi più gravi da affrontare, rispetto all'abbigliamento degli studenti: edifici che sono in molti casi luoghi di studio fatiscenti, vecchi e poco sicuri, impianti di riscaldamento poco efficienti, intonaco che si stacca dai muri…

Vorremmo si parlasse di più dei problemi di noi ragazzi e con noi, per esempio della motivazione allo studio e della necessità di scuole con maggiori risorse e più attente a dare una vera cultura ai giovani. Ciò per noi vuol dire anche e soprattutto imparare a confrontarsi con il prossimo, a collaborare, a scambiarsi idee e costruire qualcosa di bello insieme, in una scuola che sia un luogo in cui si lavora tanto, ma nello stesso tempo che sia accogliente, che sia un riferimento e non un posto dove le parole d’ordine sono “competizione”, “severità”, fini a se stesse.

Cordiali saluti.

*Roberto Melloni

Giovanni Della Croce

Federico Nani

Cristian Pinca

Linda Borgatti

Michela Toselli

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