I problemi di oggi raccontati dalla coppia Pannofino-Rossi
Venerdì al teatro di Copparo “I suoceri albanesi” con i due popolari doppiatori «Raccontiamo temi attuali con toni da commedia. Che bello stare sul palco»
DAVIDE BONESI. Una coppia nella vita. Una coppia sul palco. Separati al momento di doppiare le grandi star di Hollywood. Venerdì a Copparo arrivano Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi, interpreti della commedia “I suoceri albanesi”, in programma con inizio alle 21 al teatro De Micheli per la stagione di prosa. Abbiamo sentito entrambi per farci raccontare qualcosa dello spettacolo ma anche della loro lunga e fortunata carriera di doppiatori.
«Con questo spettacolo - spiega la Rossi - abbiamo inaugurato diverse stagioni. È la storia di una famiglia alle prese con una ragazza di 16 anni e tutto ciò che ne comporta, il rapporto problematico tra genitori e figli durante la fase dell’adolescenza, la stessa che io e Francesco viviamo con nostro figlio, che ne ha 18 di anni. Sul palco lui è un politico di sinistra, progressista, mentre io sono una donna in carriera che si cimenta con la nuova moda della cucina molecolare, diventata filosofia di vita. Nascono situazioni comiche, con il marito che vorrebbe il piatto di pasta all’amatriciana altroché quello che propone la moglie. Poi c’è il discorso integrazione, perché per lavori arrivano due operai albanesi e la figlia si innamora del più giovane con ulteriori problemi e un bel finale a sorpresa. La forza di questa commedia, che sta riscuotendo molti consensi, è nel trattare problemi attuali (genitori-figli, integrazione degli stranieri e finti progressisti) ma in chiave di commedia, quindi occhio critico ma comunque ‘leggero’».
La vostra sarà una visita veloce nella nostra provincia...
«Infatti, i tempi sono sempre ristretti e siamo in continua corsa, ma venerdì verremo anche a Ferrara, io la adoro».
Meglio stare su un palco o doppiare le star?
«Quando doppi segui quello che magistralmente interpretano altre persone. Ho iniziato da bambina come doppiatrice e amo questo lavoro, ma il teatro è una grande passione, non fosse così chi me la farebbe fare questa vita? Il teatro è una grande terapia per tutti, per chi sta sul palco e chi è in platea».
Certo le tristezze spettano tutte al marito...
«In effetti la commedia di Clementi è molto intelligente - ci risponde Pannofino -, siamo tutti bravi a parlare, ma quando il ‘problema’ è in casa i punti di vista possono cambiare. Tutto si svolge in casa, io sono il marito che soffre la fame e in questo il pubblico è sempre solidale. Poi c’è il problema dell’adolescenza, il conflitto generazionale c’è stato, c’è e ci sarà, è un tema in cui tutti si riconoscono, non solo noi. Fa parte della vita, è normale, con i figli ci si vuole bene ma ci sono scontri. A mio parere si deve ricordare come eravamo noi a quell’età e poi i cellulari sono stati una svolta epocale nei rapporti familiari».
Il pubblico a teatro cosa si dovrà aspettare?
«Lo scopo è lasciare qualcosa su cui riflettere: i temi sono attuali, seppur trattati con i toni della commedia. Dobbiamo pensare a cosa succederebbe fossimo noi dall’altra parte, in ogni situazione. Spesso la gente ci ringrazia per aver aperto delle basi di discussione».
Stessa domanda rivolta a sua moglie: meglio doppiare o essere interprete?
«Intanto a teatro - ride - bisogna imparare i testi a memoria, dall’altra parte si legge. Doppiare è un servizio, un trucco cinematografico sì ma anche un vero mestiere con una importante componente tecnica. Molti fra noi non vogliono apparire, io amo fare entrambe le cose. Certo a teatro non c’è la possibilità di ripetere ed il responso è immediato. Comunque finora la commedia è andata benissimo, merito della bella compagnia».
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