La Nuova Ferrara

Le Delizie d’archivio con documenti e storia delle residenze estensi

di MICAELA TORBOLI
Le Delizie d’archivio con documenti e storia delle residenze estensi

È uscito il nuovo ricco volume di Andrea Marchesi Aneddoti, curiosità e spunti sul passato ferrarese

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di MICAELA TORBOLI

Le cancellerie estensi ed il loro sistema diplomatico sono unanimemente ritenute quanto di più efficiente si potesse organizzare in questi settori di governo presso le corti rinascimentali. Un destino avverso per la nostra città ha voluto che la maggioranza dei documenti di tali fonti, suddivise in numerose sezioni, siano state portate a Modena dopo la Devoluzione di Ferrara alla Chiesa, così che è là che ci si deve recare per esaminarle, con la ovvia conseguenza che moltissimo resta di ancora inedito. Del resto, ben poco importa ai paleografi modenesi della storia di Ferrara, gli studiosi stranieri interessati latitano, e quelli nostrani, intendo i pochi in grado di leggere le carte antiche e trarne saggi, sono gravati da molte difficoltà riguardo le scomodissime trasferte a Modena, come la mancanza di sponsors e la crisi di un mercato editoriale che, per quanto ne resta, in ogni modo privilegia facili letture. Il quadro della civiltà estense stenta così ancora a chiarirsi. Farò un esempio. Vi sono figure misconosciute tra gli Estensi collaterali, il cui peso sull'orizzonte dinastico e la corte è da sempre sottovalutato. Si prenda don Alfonsino d'Este, secondogenito del duca di Ferrara Alfonso I d'Este e della sua amante Laura Dianti. Su di lui si ha poco o niente di pubblicato. Morì il 10 agosto 1547 non ancora diciassettenne (era nato nel settembre 1530), essendo già padre di una figlia naturale, Renata, allevata da nonna Laura e che sarebbe divenuta la sposa di Sigismondo Cauzzi Gonzaga. Ma i documenti parlano molto del giovane, specie riguardo le proprietà ereditate dal padre, come Palazzo Paradiso. Talvolta lo scrivano che registrava i pagamenti si trovava davanti a casi difficili da trascrivere con stile neutro e burocratico: così accadde per alcuni aggeggini speciali acquistati da don Alfonsino. La precoce esplosione sessuale dell'Estense, oltre alla immatura paternità, risalta nel fatto che aveva gusti particolari, dato che mandati finora ignoti rivelano che si procurava oggetti pensati per il piacere (non dissimili da quelli che si possono trovare oggi in un sex-shop), ufficialmente per farne curiosi regali. Ma è più probabile che li usasse anche lui. Nella stessa lista della . Amministrazione dei Principi del marzo 1547 dove si citano le compere di bacili e boccali, e di un secchiello dell'acqua santa per i suoi appartamenti in Palazzo degli Angeli (poi detto Quartierone), ove risiedeva, troviamo infatti anche il pagamento di «uno cazzo de vedro» ed altre allusioni meno chiare ad oggetti ricchi di contenuti fortemente erotici, forse pitture o sculture. Mille ed una di queste notizie - per la maggior parte meno frivole ma forse non altrettanto rivelatrici sulla società estense - sono state pescate nel mare magnum dell'Archivio di Stato di Modena (e in più piccola quantità in altri archivi) da Andrea Marchesi, storico dell'arte ferrarese, che in questi giorni ha licenziato il secondo volume dedicato alle architetture ferraresi, in due tomi incentrati su Ferrara città, del suo progetto Delizie d'archivio. Regesti e documenti per la storia delle residenze estensi nella Ferrara del Cinquecento, ancora, come il libro precedente incentrato sugli edifici extra-urbani, e datato 2011, presso leImmagini edizioni di Ferrara. Sotto l'egida della Provincia di Ferrara nelle persone di Enrica Domenicali e Moreno Po, in collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Lo scopo di Marchesi è quello di far emergere l'effervescente vita intellettuale della capitale estense del periodo cinquecentesco usando il mezzo del documento focalizzato su importanti architetture (ma le carte contengono spesso diversioni dal tema principale, come nel caso di don Alfonsino) soprattutto nell'ambito della tensione verso la creazione di una congruità assoluta tra le idee cortigiane in campo culturale associate con la pratica costruttiva e decorativa di edifici di natura e scopi diversi, ma che dovevano portare una sorta di “marchio di fabbrica” inconfondibile per stile e originalità. Il taglio critico si avverte soprattutto nel saggio di apertura di Marchesi, che si affianca ad una lettura introduttiva dei temi più nettamente artistici delineata da Alessandra Pattanaro. La resa dei documenti prende ispirazione dalle opere di Adriano Franceschini, e dalle prospettive critiche di Guido Guerzoni, con una attenzione speciale agli apparati che giungono a sostenere ed incrementare l'attenzione di chi legge. I curiosi delle cose di Ferrara e delle materie citate vi troveranno spunti interessantissimi. Si pensi solo alla lettera che il 9 maggio 1556 gli inviati ferraresi a Roma Alfonso Rossetti e Giulio Grandi scrissero al duca Ercole II d'Este riguardo una copia in scultura o disegno della gloriosa colubrina estense detta “Terremoto” che il sovrano aveva sentito citare da qualcuno come presente a Roma, forse di mano di Raffaello o Michelangelo. Raffaello è morto da decenni e quindi non si può interpellare, riportano lapalissianamente i due ambasciatori, ma «faremo de intendere il parere de Michel Angelo qual anch'esso è fuori mezzo di questo mondo per la sua età grave con lassarsi poco vedere, e di quello che si potrà cavar da esso ne serà avvisata del tutto particolarmente»: la vicenda, che avrà una sorta di seguito che lasciamo al lettore, fa immaginare che Raffaello potrebbe essere stato di persona a Ferrara, requisito essenziale per “ritrarre” il Terremoto, che stava solo qui o sui campi di battaglia. Michelangelo, nel 1556, trascurata ormai la pittura dopo aver terminato la Cappella Paolina, si dedicava soprattutto alla progettazione architettonica e all'inesausta ricerca scultorea sulla Pietà Rondanini. Le sue visite a Ferrara come ingegnere militare sono ben note, i rapporti con gli Estensi pure, ma qui conta la descrizione del grande vecchio (venne alla luce nel 1475, morirà nel 1564) solitario e di declinanti facoltà, ma non inavvicinabile. Marchesi ci promette di continuare la sua opera con i documenti relativi alla Ferrara architettonica -e non solo- del Quattrocento, e chissà quante chicche come questa avremo la possibilità di goderci.

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