Ferrarino, un trovatore alla direzione dell’Estense I
Il “Maitre” diresse la secolare istituzione culturale nel XIII secolo
Lo storico Napoleone Cittadella nel 1875 diede alle stampe l’opera Il Castello estense di Ferrara, dove ebbe parole anche per l’oggi Municipio, un tempo Palazzo di Corte dove trovò vita l’Accademia degli Ariostei-letterati, sulla scia di quella degli Intrepidi. Nel Castello Estense, voluta del genio e dall’intuito del suo mecenate, Celio Calcagnini, sorse l’Accademia degli Elevati e, cosa molto importante è che, dal solco lasciato da quest’ultima istituzione, nel 1976 nacque, assorbendo anche gli elementi distintivi della secentesca accademia dei Fluttuanti, l’H.E.D.E - Accademia Homo Electus Ducati Estensis.
Calcagnini (1479-1541, la via a lui dedicata si dirama da Largo Aldighieri) è uno dei più sommi letterati d Ferrara. Era l’1 maggio 1540 quando diventa protettore della già citata Accademia degli Elevati. L’allora segretario fu il conte Alberto Lollio, il quale, coniò “Huomini Rari Et Eccellenti”, da cui la H.E.D.E. Dal 1200 al 1598 fiorirono Accademie a Ferrara. Alcune di queste portarono il nome di Acc. Estense I, Acc. Estense II, Acc.Estense III, quest’ultima ebbe come paladino il marchese Lionello d’Este, amante delle arti, delle lettere, studioso dei classici ed umanista. Importante anche la protezione di Alfonso II, il quale fece fiorire l’Accademia dei Sereni.
Le Accademie
Nel Catalogo Sistemico della B.C.A. si trova l’elenco delle Accademie; le quali, da sempre, sono state un fulcro, nel quale confluivano incontri, discussioni letterarie e scientifiche, occasione di interscambi, con artisti d’altre scuole. Fu la Grecia ad aver per prima coniato, questi “sodalizi” appellandoli con “accademo” (proprietario degli orti), dove si tenevano le accademie platoniche. Queste associazioni, si ramificarono nel colto occidente del ’400, dove a Firenze, Marsilio Filino, resuscitata “la platonica”, commemorò lo stesso Platone, nel 1474. Le accademie ferraresi, erano soprattutto letterarie. Il XIII secolo, segnò l’inizio della vita culturale a Ferrara; quella vita che, circa trecento anni dopo, andò affievolendosi per estenuazione poiché, mentre le prime accademie, estremamente diffuse, facevano da contraltare agli organi universitari, negli ultimi tempi i prelati o, principi detentori del potere, richiedendo un continuo impegno all’accademico, contribuirono alla disgregazione ed alla scomparsa delle accademie stesse.
Sotto i migliori auspici, Ferrarino da Ferrara, nato nel 1250, prenderà le redini dell’Accademia Estense I che ebbe vita secolare. L’Estense IIa e la Bencia sono del XV secolo e alla fine del 1500 se ne contano oltre una decina: Operosi, Eletti, La Ferrarese, a cui aderì il Tasso, gli Umili, i Mercuriali, gli Ardenti, i Costanti, gli Indefessi, i Concordi, i Rinnovati, i Sereni, gli Spensierati, che venne istituita nell’anno della devoluzione del 1598 dal marchese Galeazzo Estense - Tassoni. Non ebbero durata lunga le accademie secentesche ma, se ne nominano a decine: l’Eroica alla quale appartenevano i nobili, gli Ingegnosi, i Confusi, i Tenebrosi, i Fileni, i Disformati, i Costanti, gli Illuminati del 1660, i Cigni e gli Applicati. Le Accademie a carattere religioso e musicale furono i Penosi, i Velati, San Vito, gli Amorevoli e lo Spirito Santo. La stessa comunità ebraica aveva la sua accademia, Iescivad Ara - Banin.
L’Accademia Estense I fu detta “de’ Provenzali”. Estense IIa fu da Leonello d’Este, la Benzia o Bencia da Francesco Benzi, Ercole II fondò l’Estense III, Alberto Lollio era negli Elevati, Alfonso Calcagnini dei Filareti. Gli Aflati, avevano Alfonso Cortili. Gli Ascendenti e poi, gli Olimpici ed i Tergemini con Ercole Varano, i Partici con Pigna, ancora Operosi, Elevati, La Ferrarese, Mercuriali, Ardenti, Indefessi, Concordi, Rinnovati, Sereni, La Partenia (XVI), Spensierati, Intrepidi, L’Eroica, Ingegnosi, Confusi, Tenebrosi, Fileni, Disformati, Morescanti, Muse d’Eridano, gApplicati, Penosi, Velati, Arcadi Ferraresi, Selva, Vigna, Santa Chiara, Argonauti, L’Ariostea (questo come da Dizionario Storico degli Uomini Illustri di Luigi Ughi).
La storia più straordinaria dell’Accademia Estense I vede come protagonista Ferrarino da Ferrara. Estratto dagli “Annales Du Midi” del XIII sec, l’Antologie Provencale de Maitre Ferrarì De Ferrare è un piccolo florilegio, in lingua occitanica. Di questo grande “maitre”, che ha onorato con la sua presenza Ferrara, poco è rimasto, se non due canzoni ed una strofa prestata a Raimon Guillem, trovatore che era sceso in Italia. È da questi pochi versi che si evince la sua pratica del “trobar clus” (trovar chiuso), fatta d’artificiosi modelli. Il suo verseggiare nei sirventesi e nelle cobbole, era dolce e tipicamente italiano, morale e poetico. A Treviso, Giraldo (Gherardo) da Camino con Guec(c)cellone, Rizzardo e Gaia, suoi figli, amanti della fine letteratura, accolsero Ferrarino negli anni delle vecchiaia.
I Trovatori dalla Provenza
Vi erano maestri di lingua provenzale, in Italia, tra questi: Uc Faidit che compose il Donat ed il peninsulare Terramagnino che scrisse, Doctrina. “Sab Molt Be Letras” era l’appellativo di Ferrarino, il quale,era anche maestro di lingua provenzale. È solo per merito della sua biografia, posta sul florilegio, citato in apertura che, si sa qualcosa di più concreto sulla sua vita che, sino ad allora, era rimasta avvolta nel mistero, tanto da pensare che “Ferrarino” non fosse il suo vero nome e che “Ferarì” si pronunciava senza la “ì” accentata, quindi alla maniera italiana. Egli, appartenne al casato dei Trogni di Ferrara che, secondo le cronache, lo volevano vivente nel 1330 ma, non lo sarebbe, per ragioni cronologiche, nelle vesti di trovatore, perché pareva esser esistito un omonimo che sarebbe morto nei primi anni del 1300. A chiarire la questione fu certo Crescini, il quale, su indicazione del Gloria, trovò in “Atti e memorie della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova - 1898”, alcuni documenti inconfutabili, sulla vita del maitre ferrarese. In “Atti della Deputazione ferrarese di Storia Patria”, Fontana precisa che, nel “Plebiscito in Ferrara del XIV sec.” del 1886, Magister Ferraninus, era molto noto a Ferrara e, che sicuramente era quel Maistre Ferarì de Feirara che, compilò il florilegio.
Ipotesi su Ferrarino
“Juramentum Fidelitatis, Praestitum anno 1310 a populo Ferrariense” era, precisamente la forma del plebiscito e, con la scritta: “Magister Ferrarinus Doctor Grammatice - Guicardus Filius Dicit Magistri Ferrarini” si confermava che, nella “contrata Sexti Sancti Romani” abitavano due persone nel 1310 e, precisamente il maestro figlio di certo Bartolomeo e, suo figlio; inoltre Ferrarino risiedeva a Padova nel 1317. In un rogito estense conservato nell’Archivio di Stato Estense (Investiture del 1313), si legge “Ego Guicardus Filius Magistri Ferrarini De Trongnis...Doctor Gramatice”. Quindi nel 1330 viveva ancora a Padova, ed era dottore e, ripetitore di grammatica. Questa data è di grande importanza per la storia della musica, perché conferma che, la poesia occitanica, non era stata soppiantata, in Italia, da quella franco - italiana.
Ferrarino morì all’incirca ottuagenario, 25 anni dopo Gherardo III da Camino, il quale si spense il 26 marzo 1307, come riferisce l’Andrea Gloria. Oltre al Tiraboschi e al Muratori, alcuni francesi, si sono occupati della sua biografia, nella quale in lingua francese, molto è redatto in onore della Signoria d’Est dei Marques d’Est.
Ferrarino fu protagonista in una tenzone con Raimon Guillem che, anonima, la compose nella prima parte mentre Ferrarino, nella seconda. Presso la Corte dei marchesi d’Este, fu ospitato Guillem Raimon che scambiò versi con Aimeric De Peguilhan. Raimon e Guillem, per la Chabaneau, sarebbero la stessa persona; cosa non plausibile, poiché Guillem poetò agli inizi del 1200 mentre Raimon sul finire del XIII sec, con Ferrarino. Guillem visse all’epoca di Federico II, re d’Alemagna, quindi nel 1220. Ad Aldobrandino d’Este successe Azzo VII, aveva 10 anni, e la tenzone che lo riguardava fu tra Guillem e l’Aimeric, che perì prima del 1250. Le relazioni fra gli Estensi ed i Da Camino, si fecero vive negli anni dal 1293 al 1308, quando regnava Azzo VIII d’Este. Tredici anni prima della sua morte Gherardo da Camino ordinò cavaliere Azzo VIII, il quale restituì questo onore ai suoi due figli. Guecellone fu investito nel 1294 e Rizzardo nel 1295.
Il celebrato marchese di Ferrarino, che lo rese iniziatore dell’Accademia Estense I, fu quindi Azzo VIII e non Azzo VII, come compare in testi di storici ferraresi. Guillem e Raimon si desume furono ospiti della Corte Estense a distanza d’un secolo l’uno dall’altro.
Furono 460 i trovatori, tra questi 50 italiani e, fra gli stranieri (trovieri - nobili), figura il figlio di Enrico d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone. Tra le notizie riportate dagli storici ferraresi è praticamente impossibile trovare punti comuni. Di Ferrarino, del quale, proponiamo i due stemmi provenienti da una collezione privata, si tesserono le lodi e si scrisse anche “Cortes Hom De La Persona e Bons Hon De Deo”. Ferrarino amò e cantò, solo una donna della Casa dei Turchi, Madona Turcia o Turela. Attorno alla sua figura si unirono molti poeti e i suoi abiti sono stati indossati in alcune edizioni del Palio cittadino, quando a capo della contrada di San Paolo vi era allora l’unica donna capo contrada e consigliere dell’Ente Palio, Ivana Lucilla Lanzoni.
Mirella Golinelli
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