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sul palco

La magia di Amarcord rivissuta in danza da Rossella Brescia

La magia di Amarcord rivissuta in danza da Rossella Brescia

La popolare ballerina venerdì sera è alla Pandurera di Cento. «Il film aveva bellissime coreografie e Gradisca è un po’ me»

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In occasione del 40º anniversario del film Amarcord e del 20º anniversario della scomparsa di Federico Fellini, sul palco della Pandurera a Cento, nell’ambito della stagione teatrale 2015/2016 arriva, venerdì con inizio alle 21, il Balletto della Compagnia Danzitalia, liberamente ispirato al film omonimo con firma alla regia e coreografia di Luciano Cannito, musiche di Nino Rota, e nei ruoli della Gradisca, la bellissima e brava Rossella Brescia e Titta (alias alter ego del Fellini ragazzo) Nicolò Noto. Lo spettacolo è andato in scena anche al Metropolitan di New York ed all’Orange Country di Los Angeles .

Come è stato l’incontro con il mondo della danza per Rossella Brescia?

«Desideravo sin da bambina fare la ballerina - ci svela Rossella -; ho iniziato gli studi nella scuola del mio paese (è di Martina Franca, in provincia di Taranto, ndr), poi sono passata all’Accademia e da lì sono cresciuta professionalmente».

Nel mondo dello spettacolo conta di più la bellezza fisica di una donna o le sue capacità artistiche ?

«Quello che conta, e tanto, è l’intelligenza - sostiene la ballerina -, perché se si hanno delle qualità bisogna essere in grado di valorizzarle e di sfruttarle al meglio».

Cosa ha lasciato umanamente ed emozionalmente a Rossella Brescia guardare il film Amarcord la prima volta?

«Sono rimasta molto colpita dal fatto che Fellini, oltre ad essere un regista fenomenale, amasse anche la danza. In Amarcord si nascondono bellissime coreografie, la macchina da presa si è mossa a ritmo come fosse un danzatore».

E se Rossella Brescia fosse vissuta negli anni ’30 ,nel periodo di Amarcord, chi sarebbe stata ?

«...una donna elegante e raffinata, non ho dubbi!».

Cosa traspare in questo spettacolo, nel personaggio di Gradisca che interpreta?

«Un po’ Gradisca lo sono stata, a mia insaputa - conclude l’artista -, anche se nascosta da una fisicità prorompente, questo personaggio cela una fragilità che è tipica dell’essere donna».

Nel balletto di Amarcord, Cannito guarda dentro di sé ma allo stesso tempo osserva gli altri dal di fuori, facendo specchio dei lussi più irrangiungibili, in una terra che comunque è povera, dove ci si accontenta anche di poco. In sequenza si vedranno la Gradisca,Volpina, Titta ed altri personaggi di un’epoca in cui affiorava la voglia di vivere, elemento determinante da far cogliere al pubblico in sala.

Angela Balboni

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