Martinelli dopo Pantani interpreta la storia di Aung San Suu Kyi
“Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi” in scena al Teatro Comunale Abbado di Ferrara domani e sabato. Lo spettacolo scritto e diretto da Marco Martinelli vede in scena la celebre compagnia...
“Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi” in scena al Teatro Comunale Abbado di Ferrara domani e sabato. Lo spettacolo scritto e diretto da Marco Martinelli vede in scena la celebre compagnia romagnola Teatro delle Albe che, ormai, è diventata una garanzia di qualità per il pubblico italiano e non solo. Abbiamo contattato proprio Martinelli per capire perché dopo “Pantani” - che vinse il prestigioso Premio Ubu -, ha scelto di raccontare la vita di Aung San Suu Kyi, una politica birmana...
«Ero in aereo con Ermanna Montanari, mia collaboratrice e attrice; stavamo andando a New York per uno spettacolo e su un giornale ho visto la foto di quella donna. Un po’ scherzosamente notai una somiglianza con Ermanna. Da quel momento ci siamo immersi nella storia e nella vicenda di Aung San Suu Kyi e ne siamo rimasti affascinati. Figure come lei, Martin Luther King, Gandhi, sono stelle nel cielo della nostra cultura».
Perché questa storia meritava di essere raccontata?
«Perché va diffusa a più persone possibili, poi perché la storia è un grande esempio di sacrificio di sé per il bene comune e oggi come oggi, specie in Occidente, abbiamo bisogno di riflettere su questo, sul senso di libertà, democrazia e giustizia. La storia di questa donna e di quanti sono morti per la Birmania libera: emoziona e noi la raccontiamo usando il linguaggio del teatro. Non è una lezione politica, ma un momento per emozionarsi, commuoversi e divertirsi».
Da sempre il Teatro delle Albe si cimenta in spettacoli dalla profonda rilevanza sociale avendo un ottimo rapporto con il pubblico...
«Il nostro percorso ci tiene in vita e non ci riduce ad essere dei mestieranti; quello è il male da cui ci dobbiamo difendere. Il rapporto che si è creato con l’interlocutore, cioé il pubblico, è bellissimo: ci rivolgiamo allo spettatore che viene con la consapevolezza che farà parte di un rito millenario di riflessione e, in questo modo, teniamo vive le origini del teatro». (sam.gov.)
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