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Ecco il Bassani insegnante nella scuola di via Vignatagliata

Ecco il Bassani insegnante nella scuola di via Vignatagliata

Cesare Finzi ricorda gli anni di studio rivoluzionati dall’emanazione delle leggi razziali: «Preferiva però lettere al latino»

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Cesare Finzi ha solo otto anni quando la sua vita viene stravolta dall’introduzione delle leggi razziali fasciste. Ha frequentato la terza elementare nella scuola di via Vignatagliata 79, e ha appena ricevuto la promessa dai suoi genitori di frequentare le classi successive nella scuola pubblica, perché, dopo aver sostenuto l’esame al termine dell’anno scolastico, aveva capito che, «abituato ad avere 5 o 6 compagni, e ritrovarmi in una classe di 30, tutti maschi, era entusiasmante. Senonché nel 1938 vengono emanate le leggi razziali. Purtroppo quel giorno ero andato a prendere il giornale per mio padre e mi imbatto nel titolo in cui si informava che gli insegnanti e gli alunni ebrei erano esclusi dalle scuole pubbliche. Da quel momento scopro che non posso più andare a scuola con gli altri, che niente è più come prima».

La scuola di via Vignatagliata svolgerà un ruolo ancora più importante per gli alunni ebrei. Sarà fattore di aggregazione, per cercare di limitare il senso di solitudine e di emarginazione dei ragazzi. Finzi termina le scuole elementari in Vignatagliata, in una pluri-classe che accoglieva tutti gli alunni allontanati dalle altre scuole. Lo stesso istituto è costretto ad organizzarsi anche come scuola media. Ma, come continua Finzi, l’edificio «era adibito solo per le classi elementari, pertanto non c’era spazio a sufficienza. Così quasi sempre noi alunni andavamo a casa degli insegnanti, che erano ebrei ferraresi. Eravamo solo in quattro a seguire le lezioni: oltre a me, Cesare Neppi, Marcello Ravenna deportato nel ’43 e mai più tornato, Nello Rietti, deportato e morto alcuni giorni prima che il campo fosse liberato».

Tra gli insegnanti, Finzi ebbe Giorgio Bassani come professore di lettere e latino, e Matilde Bassani, docente di storia e geografia. Un ricordo particolare, che tuttora Finzi conserva del grande scrittore ferrarese, erano le giornate trascorse nello studio della casa di via Cisterna del Follo. «Lo studio di Bassani si affacciava sul Tennis Club Marfisa. Prima dell’introduzione delle leggi razziali lo scrittore ne era un frequentatore assiduo, ed un campione del tennis. Quando, con le belle giornate, si teneva la finestra aperta e si udivano i rumori del gioco, il vociare dei tennisti, percepivo sul volto del mio insegnante tutta la sofferenza per non poter più essere lì. Ho capito il suo stato d’animo e quanto grande fosse la sua nostalgia».

Come insegnante Bassani non era particolarmente brillante: «Era balbuziente, per cui si faticava a capire. Sicuramente amava più insegnare lettere che latino, quest’ultima non era la sua materia preferita. Ma sia lui che Matilde Bassani ci abituarono allo studio dei fatti contemporanei, per cui era come leggere un quotidiano tutti i giorni».

Una testimonianza dell’insegnamento di Bassani ce la offre anche il Rav Luciano Caro, il quale afferma che «l’insegnamento è stata una delle cose più meritevoli che Bassani abbia fatto. È infatti riuscito a far penetrare nei suoi allievi un senso d’identità che prima non avevano, ha trasmesso l’orgoglio di essere ebreo. Molti suoi allievi si sono avvicinati all'ebraismo grazie all’insegnamento trasmesso da Bassani».

Finzi conserva un ricordo puntuale anche della struttura dell’edificio: «Al piano terra c’era l’asilo, al primo piano le aule della scuola elementare, in tutto 4, perché 4ª e 5ª erano pluri-classe. Oltre le scale, c’erano quattro aule con i corridoi che le separavano. Sulla destra dalle scale, c’erano la prima e la seconda, sulla sinistra l’aula della terza, a fianco l’aula più grande, quella di quarta e quinta. Le finestre delle classi terza, quarta e quinta davano sul giardino interno, al cui centro c’era un albero di cachi attorno al quale - conclude - i bambini dell’asilo giocavano a fare il girotondo».

Una testimonianza toccante e puntuale quella di Finzi, che oltre a evocare il dramma vissuto dai ragazzi ebrei in quei tragici anni, ci ricorda il valore socializzante avuto dalla scuola di via Vignatagliata.

Veronica Capucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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