La triste gioventù odierna legata solo all’apparenza
È stato presentato alla Feltrinelli il nuovo noir della scrittrice Grazia Verasani «Parto dal fatto che viviamo in un mondo dove conta più il tuo essere esteriore»
A inaugurare la rassegna GialloFerrara off alla libreria Feltrinelli, ieri, è stata la scrittrice Grazia Verasani con il suo nuovo noir Senza una ragione apparente (Feltrinelli). Il quinto caso dell’investigatrice Giorgia Cantini, che indaga sotto i cieli grigi di Bologna, si è aggiudicato la menzione d’onore all’ultimo Premio Scerbanenco. Il romanzo si apre sul suicidio del 17enne Emilio che, quale unico indizio, lascia poche parole su un foglietto: “Sono stanco”.
“Senza ragione apparente”, perché?
«È un libro imperniato sull’apparenza - spiega l’autrice -; i miei non sono mai gialli in senso classico: se dovessi scrivere solo storie di un delitto e la ricerca di un colpevole, non mi basterebbe. Considero il noir un’interpretazione empatica della realtà. Il titolo è emblematico perché i ragazzi assorbono e subiscono la mancanza di terreni per fondare i loro sogni. È stato il mio omaggio alle nuove generazioni, perciò ho lasciato un finale aperto al futuro».
Che origini ha il foglietto di Emilio?
«Parte rigorosamente dalla cronaca. Mentre ero negli Usa ho letto un articolo sull’aumento dei suicidi negli ultimi due anni. Mi aveva molto suggestionato. Allo stesso modo mi aveva afflitto la vicenda di una ragazzina che si era tolta la vita perché si sentiva grassa. È la prova che viviamo in un mondo dove conta più quello che sei esteriormente di quello che sei davvero».
L’impero delle immagini colpisce ancora?
«È nato negli anni ’80, non è recente. Ma quand’ero io un’adolescente l’offesa più pesante era sentirsi dire che non eri profonda. E la situazione si è aggravata. Siamo in un periodo con dei valori precari, in cui mancano dei modelli. Il rapporto con la morte che gli adulti hanno perso, anche a causa degli schermi televisivi, rappresenta una nostra sconfitta che si ripercuote sui giovani».
La scuola quanto incide sulla morale?
«Il preside del liceo che frequenta Emilio si esprime in modo essenziale. Si tratta di una scuola distratta e distante. Non si trovano insegnanti missionari che per uno stipendio avvilente si facciano carico del disagio interiore dei ragazzi. Anche la scuola rischia di diventare un luogo dove non sentirsi compresi».
E la Cantini come si destreggia nell’universo adolescenziale?
«Vuole sentirsi testimone di qualche verità, anche se non in senso assoluto. Ficca sempre il naso nelle categorie più deboli, più a rischio. L’adolescenza, in questo frangente, emula le fragilità degli adulti che sono abituati all’ipocrisia, all’uso delle maschere. E a farne le spese - conclude la scritrice bolognese - sono le sensibilità vivide di chi mette le mani nel mondo che noi gli abbiamo lasciato: il risultato ad agonismo e competizione è l’apatia. Comunque sia, una Cantini più tenera rispetto alle storie precedenti».
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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